Spedizione Payasos sin fronteras

Saharawi 2008

partecipano Urana Marchesini e Achille Boschiero



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Commento finale di Urana:

Guardando dal mappamondo la posizione del Sahra occidentale non sembra tanto lontana, ma vi assicuro che tra i tanti viaggi che ho fatto in giro per il mondo, questo mi è sembrato interminabile, con infiniti controlli da parte delle autorità preposte; da questo si poteva intuire, una situazione non troppo facile.


Fin dall'inizio ci è stato messo in chiaro che saremmo stati “soli”: il CRIC, l'ente a cui ci appoggiavamo e che ha aiutato la spedizione nella fase burocratica, non sarebbe stato disponibile (per problemi tempistici loro), se non per una super visone; l'ente nazionale per lo sviluppo delle donne saharawi, avrebbe gestito il tutto.

Simona, responsabile del CRIC, ci avverte che comunque non sarà evidente lavorare

con loro, perché chi deve curare la nostra organizzazione non sfrutta questo tipo di occasione a pieno.

Alla prima riunione organizzativa incontriamo il primo responsabile il quale ci stila una bella lista dei giorni e degli spostamenti che andremmo a fare nei vari villaggi, ma ci renderemo conto poi in seguito che costui non ha tenuto conto di dettagli “non trascurabili” come ad esempio le vacanze scolastiche dei bambini e che il campo “12 ottobre” non è un campo, ma una scuola/collegio e che se i bambini sono in vacanza non possiamo lavorare in nessun modo.

Abbiamo avuto la netta sensazione che costui abbia delegato il tutto in mano ad altri, senza preoccuparsi minimamente di come la spedizione si stesse realmente svolgendo. La persona incaricata era la Sig.ra Dì, responsabile del centro delle donne, che ha fatto certamente del suo meglio, offrendoci un'ottima accoglienza ed appoggio, ma che chiaramente non poteva assumere il totale controllo della situazione sui campi.

Nel campo 27 Febbraio siamo rimasti molti giorni, ed il responsabile delle attività dei ragazzi non sempre svolgeva il suo compito di organizzazione con i ragazzi stessi ed eravamo noi a dover contattare il direttore della scuola per organizzare gli incontri con i bambini.

Ancora, causa di una trascurata organizzazione, nel campo di Aaiun ci è capitato di avere grossi problemi di svolgimento del nostro lavoro, in quanto presi gli accordi per i laboratori di acrobatica con il responsabile delle attività dei ragazzi, costui non si presentò ne con gli scolari e nemmeno in seguito per una spiegazione a noi dovuta per questa sua mancanza.

Sempre al campo di Aaiun, per lo stesso motivo di inadempimento all'organizzazione, la famiglia che ci ha ospitato, per farla breve, ha tentato di lucrare sulla nostra ospitalità chiedendoci denaro in più di quello deciso negli accordi in precedenza stabiliti; cosa che ci ha messo in difficoltà anche per il fatto che tutta la nostra roba personale, il materiale di lavoro, di valore o meno fosse appoggiata in casa loro e quindi alla loro mercè.

Per fortuna tutto è finito bene, ma nel groviglio della matassa, pur chiedendolo, nessuno dei responsabili che ci ha portato li è intervenuto in nostro aiuto.

Sinceramente in questo campo di Aaiun, già dal primo giorno non vedavamo l'ora di scappare; sentivamo la mancanza d'interesse a priori.

Al contrario, nell'ultimo campo che abbiamo fatto, Dayla, l' intersse è stato tanto, tanto da concludere a lieto fine la nostra esperienza e missione.

Procurare ed avere ritardi e contrattempi e' personalmente giustificato in questi luoghi, dove il tempo scorre lento, le condizioni generali sono precarie e quindi difficili.

Gli aiuti umanitari che arrivano sono tanti, per fortuna, ma il rovescio della medaglia che io vedo è probabilmente nel fatto che troppo assistenzialismo tende a far assopire la gente, togliendo il gusto della conquista.

Con questo voglio dire che le cose andavano bene, chiaramente dove gli organizzatori trovavano l'interesse nel fare, ma tante volete la missione veniva vista come una delle tante.. alle quali non si poteva comunque rinunciare per la paura di perderne il diritto.

In oltre, abbiamo valutato, con il senno di poi, che la distribuzione del tempo e degli interventi nei vari campi poteva essere fatta meglio, in quanto ci sono campi piu' grandi di altri e in paragone abbiamo trascorso piu' tempo in campi piccoli tipo il campo 27 febbraio, togliendo spazio a campi grandi tipo Ausred e Dayla. Anche questo fatto probabilmente è legato ad una non attenta valutazione da parte di chi organizza.


In generale i bambini si divertivano molto ai laboratori di acrobatica, dai quali traevamo soddisfazione nel vedere come in così poco tempo molti di loro imparavano elementi basici e correggevano elementi che, elaborati istintivamente da soli nell'attività del gioco, fanno parte di una vera attività fisica.

Interessante è notare anche, il tentativo di incontro, durante l'attività fisica proposta, dei due sessi opposti.


Gli spettacoli erano ben graditi da tutti, bambini, anziani, donne e uomini. Il fatto che a fare spettacolo in questo caso ci fosse anche una donna (io), e che andasse oltre la loro inibizione per il corpo, era per tutti un fatto liberatorio ed esilarante.

Pensando a come tutti si conoscono tra di loro, in una sorta di piccolo paese qui da noi, avrei pensato che ci sarebbe sta piu' reticenza: al contrario, era bello vedere come molti di loro si mettessero in gioco, facendosi coinvolgere nello spettacolo.

Un giorno abbiamo truccato tutti i bambini e le bambine da clown maschio e femmina e soprattutto per le bambine è stato un fatto speciale, perché nonostante il loro desiderio di truccarsi come le donne adulte, non ne hanno il diritto.


Sono felice di aver avuto la possibilità di fare parte di questa spedizione; è stata per mè una bella esperienza dalla quale ho tratto molto profitto umano e che replicherei volentieri con una consapevolezza maggiore.


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