
CAROVANA DELLA RISATA PER IL POPOLO SAHARAWI 2008
PARTECIPANO:
URANA E AGO
RELAZIONE
GUARDA LE FOTO DELLA CAROVANA
Una telefonata di Pierpaolo alla fine del 2007 e poco dopo la mia testa parte per un volo pindarico verso le sterminate sabbie del deserto del sahara, l'intenzione è di portare un po' di ( clown ) al popolo Saharawi che vive da ormai 30 anni in campi profughi sul territorio algerino e precisamente alla periferia di Tindouf. Non sapevo nulla di questo popolo e della loro condizione di vita ma ben presto mi resi conto che ero uno dei pochi , il mondo intorno a me aveva e stava già contribuendo con aiuti e svariate forme di volontariato, soprattutto i più giovani impegnavano parte del loro tempo in associazioni come ; Amici dei Saharawi. Feci anche qualche ricerca su internet scaricando relazioni, commenti, musica e tutto ciò potesse riguardare questa mio futuro viaggio e più il tempo passava più cresceva dentro di me la voglia di portare la mia esperienza in questo angolo di mondo. Potevo io un quarantanne, da sempre clown dare un contributo ? Avrei vissuto una vacanza che immaginavo comunque faticosa ma ci tenevo a lasciare un segno non come persona ma come un clown che attraverso l'utilizzo delle sue gags avrebbe, forse, portato momenti di piacevole allegria. Non sono solo, insieme a me parte Urana, una collega con diversi anni di esperienza, questo mi tranquillizza sull'aspetto lavorativo e mi carica invece su quello umano. Per amor del vero debbo dire che a lei arrivò in effetti la prima telefonata di Pierpaolo con il quale aveva già lavorato, e sempre da lei mi arrivò la richiesta di partecipare a questa esperienza. Alla base di questa ma anche altre iniziative c'è un'associazione spagnola il cui nome , per me di buon auspicio è Payasos sin Fronteras. Credo sia ramificata in più parti del mondo e il suo referente per l'Italia è Pierpaolo Digiusto. Non ho avuto modo di conoscerlo di persona ma le telefonate e le e-mail con le quali ci siamo relazionati mi hanno fatto una buona impressione. I primi due mesi dell'anno passano tranquilli e mano a mano che la data della partenza si avvicina i nostri animi si scaldano e decidiamo di creare uno spettacolo che possa gratificare noi e loro.
Decidiamo un programma di lavoro e cominciamo. Essendo il nostro lavoro indirizzato per lo più ai bambini decidiamo che il modo migliore per conoscerli, fare amicizia e coinvolgerli sia quello di proporre un'attività dove possano mettere in discussione la loro fisicità senza bisogno di tante parole legate ad una lingua che probabilmente non saremo in grado di capire. L'idea è semplice, fare attività di acrobatica alla mattina e lo spettacolo al pomeriggio Urana, con i suoi trascorsi nell'acrobatica ha le idee molto chiare mentre io con la mia struttura robusta conto di accettare qualunque proposta mi coinvolga fisicamente. Pensiamo di coinvolgere 15/20 bambini, per l'acrobatica non sono molti , ma dobbiamo pur sempre garantire un minimo di sicurezza. Per lo spettacolo invece, che andremo a svolgere di pomeriggio, non ci poniamo limiti se non quello dell'orario che supponiamo sarà il caldo sole del sahara a decidere. Ci mettiamo al lavoro, l'energia non ci manca così come le idee cogliamo allora l'occasione per provare e montare una serie di piccole gags a cui pensavamo già da tempo.
14/03/2008 Il momento tanto atteso si avvicina.
Lo spettacolo è pronto così come noi, Veronica, una cara amica ci presta una grande valigia ma potrebbe essere anche un piccolo baule nel quale mettiamo tutto il necessario alla nostra attività. E' molto pesante oltre al materiale vi abbiamo inserito dubbi , ma anche garanzie sotto forma di materiali e costumi che ci avrebbero permesso di dare il massimo nel nostro lavoro. L'eccesso di peso ci costerà più di € 100.00 tra andata e ritorno e ci dispiace per Payasos sin Fronteras che finanzia questa operazione ma credo faccia parte di un'esperienza che viviamo con la voglia nel cuore di dare più di quanto possiamo.
05.00 del 15/03/2008 Il nostro viaggio verso il sahara comincia .
Non è il viaggio più semplice a cui entrambi abbiamo partecipato, alle 06.30 a Firenze cambiamo treno e con questo arriveremo fino a Roma. Dovevamo essere a Roma verso le 08.00 poiché non avevamo ancora i visti per l'Algeria che avremmo recuperato a casa di un'amica, Valentina, che gentilmente il giorno prima ci aveva ritirato. Recuperati i visti, verso le 11.00 prendiamo la navetta che ci porterà a Fiumicino, ad ogni cambio il baule è sempre più pesante, per fortuna ci siamo organizzati con un piccolo carrello che ci agevola ogni volta che dobbiamo fare un cambio di trasporto. Il nostro volo è previsto alle 13.40, sbrighiamo le pratiche di imbarco e saliamo a bordo. Il primo scalo è ad Algeri dove sostiamo per circa otto interminabili ore, abbiamo recuperato i bagagli, superato la dogana e atteso vagando per l'aeroporto. Abbiamo indossato i nostri nasi da clown ( al collo) anche sperando di risultare più simpatici ai vari controlli, ci riusciamo e questo alza i nostri morali in parte debilitati dalla stanchezza ma non siamo ancora arrivati e ci concediamo un po' di relax al bar dell'aeroporto. A sera inoltrata ci avviamo all'imbarco per Tindouf. Tindouf è la nostra destinazione, ho visto un video su you tube durante le mie ricerche ma ora ricordo solo una immensa distesa di sabbia e qualche costruzione in mattoni, di sicuro un posto veramente caldo.
h. 02/30 del 16/03/2008 TINDOUF
Usciamo dall'aeroporto , la temperatura non era come mi aspettavo e anzi abbiamo dovuto indossare i nostri maglioni cosa che avremmo poi fatto tutte le sere di questa nostra permanenza. Già, lo sbalzo termico, di giorno caldo e di notte freddo con differenze di 30 gradi e più. Dopo pochi minuti di attesa al fianco dei nostri bagagli si avvicina un ragazzo, si presenta e ci dice che sarà lui a portarci nel primo campo in cui alloggeremo. Si chiama Ammì Hammadi e per fortuna parla italiano o meglio, romano, avendo passato la maggiore parte della sua vita presso una famiglia di Fiano Romano che lo adottò alla età di 7 anni. La sua compagnia è piacevole e dopo aver risposto alle nostre innumerevoli domande ci mette a conoscenza dell'evento della giornata; nel pomeriggio, aveva piovuto per un'ora circa, pensai che fosse di buon auspicio.
16/03/2008 CAMPO 27 DI FEBBRAIO
Sono circa le tre di notte quando dopo circa mezzora di chiacchiere arriviamo al campo 27 di Febbraio. Ammì ci accompagna alla sede dell'associazione delle donne saharawi dove ci è riservato un piccolo monolocale. L'ambiente è accogliente e si trova all'interno di una grande struttura che contrariamente a quanto mi aspettassi era in muratura, già, credevo che avremmo alloggiato in una sorta di tenda ed ero un po' deluso , ci tenevo ad entrare subito nelle abitudini locali. Salutiamo Ammì che ci dà appuntamento alla mattina seguente e andiamo a dormire. E' l'emozione, insieme al caldo che comincia a farsi sentire a farmi alzare presto così ne approfitto per fare un giro e rendermi conto della realtà che mi circonda . Il 27, così chiamiamo questo campo, non è molto grande, lo si può girare tutto in poco tempo e le numerose case, seppur semplici, sono in maggior parte fatte di mattoni ricavati da un impasto di sabbia e acqua. Chissà perchè ero convinto che un campo profughi fosse fatto solo di tende ma già, questo popolo vive in esilio forzato da più di 30 anni. L'energia elettrica arriva quasi in ogni casa, questo è dovuto al fatto che il 27 è il campo più vicino alla città di Tindouf e anche la strada che unisce i due punti è asfaltata per lo stesso motivo. Più tardi con Urana conosciamo alcune persone tra loro, Dih, la presidentessa dell'associazione delle donne Saharawi. Parlano spagnolo e Urana, che si è dimostrata poliglotta, scambia con loro i primi convenevoli del caso. All'ora di pranzo arriva Ammì, lo accompagnano: Simona responsabile del CRIC (centro regionale per l'intervento cooperativo) e Miriam, antropologa. Ci danno le prime indicazioni sul chi, come e quando, ascoltiamo interessati poi poniamo le nostre domande su tempi e modalità di lavoro. Pranziamo tutti insieme e con noi anche due donne dell'associazione che ci hanno preparato un lauto pasto. Cous cous, spezzatino di carne di cammello, una ricca insalata, pane (buonissimo)acqua e bibite non manca niente e ne siamo piacevolmente sorpresi. Terminiamo con il thè che da queste parti è un vero e proprio rito e che incredibilmente ti dà l'idea di come il tempo possa dilatarsi. Gli appuntamenti non hanno un orario preciso sono al mattino o al pomeriggio, oggi (al pomeriggio) ne abbiamo uno con Dih e un responsabile del UJSARIO che è un'organizzazione che lavora con e per i giovani. Riusciamo finalmente a fare un programma giornaliero dei nostri interventi, non è stato semplice, credo sia stato per incomprensioni legate alla lingua, comunque lavoreremo tutti i giorni tranne il venerdì che è come per noi la domenica e sabato prossimo perchè un avvenimento di livello internazionale ci coinvolge tutti. Persone da tutta Europa si ritrovano qui a manifestare contro un muro lungo oltre 2000 KM. che il governo del Marocco a fatto costruire per impedire ai Saharawi di tornare nella loro terra. Al termine della riunione io e Urana ci allontaniamo per ripassare lo spettacolo, non siamo soli, una bambina, incuriosita e affascinata dalle nostre prove ci ha fatto compagnia per tutto il tempo.
Programma interventi c/o Saharawi
Giorno 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 27 30 31 1 2 3 4 5
mattino pomeriggio arrivo Campo 27 acrobatica spettacolo Campo 27 acrobatica spettacolo Campo 27 acrobatica spettacolo Campo 27 acrobatica spettacolo Campo 27 riposo manifestazione Aaion acrobatica spettacolo Aaion acrobatica spettacolo Aaion acrobatica spettacolo Ausred acrobatica spettacolo Ausred acrobatica spettacolo Campo 27 riposo Smara acrobatica spettacolo Smara acrobatica spettacolo viaggio di trasferimento Dajla acrobatica spettacolo Dajla acrobatica spettacolo 12 ottobre acrobatica spettacolo Campo 27 riunione finale partenza
17/03/2008
Luogo CAMPO 27 DI FEBBRAIO
Come già anticipato il rapporto con il tempo è labile, gli interventi di acrobatica previsti per le ore 09.00 sono slittati alle 10.00, mentre lo spettacolo delle 17.00 lo abbiamo effettuato alle 18.00. Al primo incontro assiste alla lezione Cher, responsabile dell'UJSARIO locale, i bambini sembrano intimoriti dalla sua presenza e come bravi soldatini eseguono i suoi comandi: in piedi, seduti, silenzio.......... La prima difficoltà che abbiamo affrontato nella lezione di acrobatica era nella gonna di una bambina . Movimenti come capriole e piccole verticali le scoprivano le gambe e questo la imbarazzava molto,Urana cercava di aiutarla cercando di tenergliela chiusa durante i vari esercizi ma il disagio era evidente. 15 bambini tra maschi e femmine e una sola gonna ha messo in difficoltà la lezione. I bambini del 27 sono veramente tanti di conseguenza lavoreremo ogni giorno con un gruppo diverso, spero che possa bastare a lasciare uno stimolo. Il mio ruolo , solo in parte marginale, prevede l'assistenza fisica mentre a Urana spetta la parte più didattica. Al pomeriggio il primo spettacolo non viene molto bene, qualche tensione tra di noi e probabilmente le nuove idee realizzate non rendono come ci aspettavamo, dovevamo considerare che la comicità qui è diversa e così decidiamo di montare altri numeri che prevedano un maggiore impatto fisico oltre ad un coinvolgimento del pubblico. Le altre giornate proseguono con un ritmo quasi fastidioso, colazione, acrobatica, pranzo, riposo, spettacolo e cena. Non abbiamo più visto il responsabile locale e la sua mancanza rende i bambini particolarmente attivi ma anche distratti. Ne parliamo con Dih e chiediamo che un adulto sia sempre presente alle lezioni, i bambini sono uguali in tutto il mondo e cercare di indirizzare la loro energia sull'attività che si vuole svolgere pensiamo sia positivo.
Abbiamo deciso di fare due lezioni di acrobatica alla mattina, questo sia per impegnare maggior parte del nostro tempo che per coinvolgere un maggiore numero di bambini. Siamo anche riusciti a montare diversi numeri da utilizzare in più spettacoli visto che il pubblico che ci segue è quasi sempre lo stesso, la nuova formula funziona e ci gratifica.
h. 05.00 del 22/03/2008 CAMPO 27 DI FEBBRAIO IL MURO
La giornata comincia con una levataccia, la sveglia suona alle 05.00 e verso le 06.00 ci viene a prendere il buon Ammi che ci accompagna a Rabuni una piccola località a pochi chilometri di distanza dove hanno sede gli uffici e gli alloggi di tutte le organizzazioni umanitarie che operano sul posto, questa zona in cui si trova anche un internet point viene chiamata “Protocollo” e ce n'è uno in ogni campo. Viene organizzato un gruppo di 10/12 persone e ci dividiamo su due fuoristrada, con noi c'è anche Simona. Sono circa 150 KM. di pista tra polvere e sabbia, l'aria diventa irrespirabile e indossiamo i turbanti che Dih ci aveva regalato il giorno prima, li credevamo un accessorio estetico e ci sbagliavamo, erano veramente utili. Dopo circa 4 ore di viaggio arriviamo sul posto. Fatichiamo a vedere il muro, siamo a diverse centinaia di metri e non possiamo avvicinarci di più, ci informano che il terreno che ci separa è minato. Il migliaio di persone (stime ufficiali) giunte anche dall'Europa che sono presenti formano una catena umana variopinta di cui non si vede né l'inizio né la fine. Sostiamo per un'ora circa, bandiere, striscioni, una banda che suonava e bellissimi abiti di tutti i colori sfilavano davanti ai nostri occhi, avremmo voluto contribuire con qualche numero di acrobazia e piccole gags ma il forte vento che ci accompagnava ci ha obbligato a rimanere coperti con maglioni e giacche che limitavano i nostri movimenti, unica soluzione per rendere visibile la nostra presenza è stato sfilare con i nasi rossi e cappelli da clown. Al termine sulla strada del ritorno ci siamo fermati a mangiare, qualche tappeto a terra e decine di sacchetti di cibo di svariate qualità hanno preso posto, come sempre al termine il solito giro di the. Sul tardo pomeriggio arriviamo al 27 e come sempre si dice in questi casi, stanchi ma contenti.
23/03/2008 AAIUN
Il nostro lavoro al 27 sembra terminato, carichiamo tutte le nostre cose su una jeep e partiamo per Aaiun. Il nostro nuovo autista parla solo arabo e il viaggio è particolarmente silenzioso, sono circa 50 KM. di pista e ci vogliono quasi due ore per arrivare, a noi sembrano molte di più. Giunti sul posto perdiamo un po' di tempo per capire dove dobbiamo andare e nel percorrere in lungo e in largo il nuovo campo incontriamo una manifestazione locale , donne che urlano e cantano al suono di tamburi bloccano la strada, siamo obbligati a perdere un po' di tempo ma non ci dispiace. Veniamo alloggiati in una abitazione non distante dal luogo in cui lavoreremo, qui incontriamo i responsabili e insieme facciamo il piano di lavoro. La giornata di oggi la impegniamo a fare conoscenza con la famiglia che ci ospita, ne approfittiamo per avere informazioni sulla situazione politica ma nessuno ci risponde, dopo mezzora circa arriva un giovane Saharawi che ci mette al corrente di lotte e motivazioni del suo popolo utilizzando video e interviste che visioniamo dal suo portatile. Staremo in questo campo tre giorni ed escludendo oggi potremo lavorarne solo due. L'esperienza ad Aaiun risulterà la più difficile e faticosa, problemi legati al denaro hanno creato un clima di diffidenza che ha reso difficile i nostri rapporti. Al 27 ci avevano informato che avremmo dovuto versare a chiunque ci ospitasse una quota variabile tra tre e sei euro cadauno per il vitto e l'alloggio di ogni giorno. Ci sembrava giusto, non volevamo approfittarne e la nostra presenza era sicuramente un costo per la famiglia, che non so con quale criterio venisse scelta. Così, il primo giorno, la richiesta di 50 euro per tre giorni e un ulteriore contributo il giorno successivo aveva creato delle tensioni che non si sarebbero poi dissipate. Ci rendevamo conto che per noi non era molto ma qui 50 euro hanno un altro valore, inoltre , se dovesse continuare così, non ne avremmo abbastanza per portare alla fine questo progetto. Gli stati d'animo nati da questa situazione hanno inciso negativamente sia sulla permanenza che sul lavoro. Ci siamo sentiti abbandonati, e senza nessuno che ci seguisse, l'attività è stata molto faticosa. Alla prima lezione di acrobatica si sono presentati circa 40 bambini ne abbiamo dovuti scegliere la metà, l'altra parte, che avevamo rimandato alla seconda ora di lezione , non si sono presentati. Il secondo giorno la mattinata è andata un po' meglio, mentre al pomeriggio, durante gli spettacoli, gli adulti presenti non ci erano di nessun aiuto a mantenere tranquillo il giovane pubblico eccitato dalla presenza di due clown. Quando all'imbrunire dell'ultimo giorno una jeep con tre ragazzi è venuta a prenderci per accompagnarci al campo successivo ci siamo sentiti rinascere. Un saluto veloce ma anche freddo con la famiglia che ci ha ospitato e un po' di dispiacere nel cuore per come sono andate le cose. Avremmo in seguito parlato di Aaiun e dei responsabili con cui ci siamo relazionati, sempre negativamente, sembrava che l'attività da noi proposta non interessasse (agli adulti), e la nostra impressione era che volessero cogliere solo l'aspetto economico dell'offerta e questo ci aveva deluso.
26/03/2008 AUSRED
Arriviamo ad Ausred che sono quasi le 23.00, è molto buoi e non ci rendiamo conto di come sia il nuovo campo, giriamo a lungo per cercare il responsabile dell'UJSARIO poi insieme andiamo alla casa che ci ospiterà. Nonostante l'ora tarda l'accoglienza è piacevolissima, scarichiamo i nostri bagagli e in men che non si dica su di un piccolo tavolo trovano spazio bibite e biscotti poi il solito giro di the che ci permette di conoscere e fare amicizia con la nuova famiglia. Vista l'esperienza precedente abbiamo affrontato subito l'aspetto economico che concordiamo in un totale di 24€, poi con Chebani, il responsabile del posto che ci sembra una persona molto pratica, decidiamo orari e modalità dei nostri interventi per i giorni successivi, infine ci diamo la buona notte e ci corichiamo. Mi sveglio presto e nella stanza in cui abbiamo dormito oltre a noi stanno ancora riposando; Fathimetu che è la padrona di casa, il fratello minore e la piccola figlia. Una piccola passeggiata in compagnia della fresca aria del mattino mi fa riflettere su questo popolo. L'impressione è che viva in una situazione di eterna attesa che oltre trentanni da profughi non hanno scalfito. Vogliono giustamente tornare nella loro terra e nonostante non credano alle continue promesse che gli vengono fatte non perdono la speranza che questo possa un giorno succedere. Gli aiuti umanitari sono veramente tanti e in tante forme, cibo, acqua, abbigliamento ma anche materiale per l'istruzione dei ragazzi, progetti per costruire case che non si sciolgano sotto le rare piogge e attrezzature per avviare svariate attività, non manca niente ed è probabilmente questo eccesso a renderli svogliati e forse un po' pigri. Ora capisco cosa intendeva il buon Ammì quando ci disse che tra i Saharawi non c'era povertà.
Rimaniamo due giorni che trascorriamo lavorando in una atmosfera veramente piacevole, poi la seconda sera torniamo al 27, il giorno seguente è venerdì e quindi per tutti una giornata di riposo.
29/03/2008 SMARA
Veniamo sistemati al Protocollo, non ci dispiace probabilmente avremo anche un po' di privacy. Il lavoro procede bene abbiamo ormai trovato la formula giusta per esibirci e relazionarci con il pubblico che ci segue inoltre incontriamo un gruppo di “ Medicos del Mundo” che vengono ospitati dove siamo noi, sono in tanti e ci dicono che verranno a vedere lo spettacolo, ci fa molto piacere oltre a farci sentire come a casa. La giornata di domenica 30 marzo corre via liscia, unica nota di rilievo una nuvolosità intensa e un forte vento ci accompagnano sino a quando durante lo spettacolo comincia a scendere una leggera pioggia che incessante terminerà solo a tarda sera. Eravamo stupiti e parlandone apprendiamo che non era poi così raro, anzi, circa tre anni fa ci fu un'alluvione che durò quasi una settimana e rase al suolo centinaia di case in ogni campo. Un generatore fornisce la corrente elettrica e, anche se per poche ore ne approfittiamo per ricaricare gli strumenti. La macchina fotografica, un piccolo amplificatore e il telefono erano ormai alla frutta così come noi che quando abbiamo visto la doccia, una vera doccia, a differenza delle bacinelle che abbiamo usato sino a quel momento, ne abbiamo approfittato per recuperare vitalità. All'ultimo spettacolo non c'era nessun adulto e i bambini, al termine, ci sono letteralmente saltati addosso, abbiamo messo molte energie negli spettacoli e al termine eravamo veramente stanchi, sebbene comprendo la loro esigenza di avere un altro tipo di contatto con noi, cercammo di allontanarci il più in fretta possibile. Al termine dello spettacolo eravamo veramente stanchi e volevamo solo indossare i nostri abiti borghesi. Anche se mancano solo tre giornate di lavoro abbiamo deciso di non effettuarne più se non ci viene garantita la presenza di uno o più adulti.
01/04/2008 DAJLA
Nessuna nuova, buona nuova. Dajla è veramente grande, su nostra richiesta veniamo sistemati al Protocollo e da qui in ogni direzione volgiamo il nostro sguardo vediamo case e tende. E' l'unico campo dove mi permetto di prendere un po' di sole senza indossare una maglietta, siamo in periferia un po' isolati e non mi sento a disagio, sono musulmani e anche gli uomini hanno sempre almeno una maglia che li copre fino ai polsi. Ritengo sia giusto rispettare le loro abitudini. Il nostro referente si chiama Selec, è un ex comandante della lotta Saharawi e oltre all'arabo per scelta parla solo inglese. Per me che conosco tre parole in inglese sarebbe stato un problema ma Urana fortunatamente ci ha tolto d'impiccio Selec ci è venuto a prendere e ci ha riaccompagnato ogni volta senza farci mancare il giro “turistico” è stato veramente molto gentile e disponibile, addirittura quando gli abbiamo chiesto dove fosse una “tienda” per fare acquisti non solo ci ha condotto fino al mercatino locale ma ci ha anche regalato una catenina ciascuno. E' stato anche l'unico campo in cui l'orario stabilito per gli interventi non slittava nemmeno di un minuto, il nostro essere artisti ma anche persone così precise ne era molto gratificato, per questo questo, se avessimo redatto una tabella a punti, gli avremmo dato il massimo. In questo campo abbiamo anche conosciuto un gruppo di Livorno che, oltre a vivere un rapporto di adozione a distanza ma presente, da anni si impegna in una lotta impari contro la celiachia, i primi aiuti arrivati a questo popolo erano a base di pasta e farina che sebbene fondamentali nella nostra dieta, a loro hanno creato scompensi alimentari che tutt'oggi li condiziona. Prima di lasciare questo villaggio, passiamo un paio d'ore insieme a Selec e la sua famiglia, giochiamo e mangiamo tutti insieme poi, i saluti.
04/04/2008 CAMPO 27
E' sempre alla fine di un viaggio che ti rendi conto che il tempo è volato, e se, come è successo, l'ultimo intervento quello del 03/04/2008 salta per ragioni che non dipendono dalla tua volontà hai l'impressione che ti manchi qualcosa, forse importante forse no, chi può dirlo. Avremmo dovuto lavorare al 12 Ottobre che credevamo uno dei campi, invece era una scuola ed era chiusa per vacanze, peccato. Riflettiamo sull'organizzazione che doveva saperlo e non capiamo, è come decidere di svolgere un'attività da noi il 25 di dicembre, oltre a te non troverai nessun altro. Siamo demoralizzati e vogliamo tornare a casa. Ti svegli presto e cerchi di impegnare il tuo tempo affinché il volo che dovrai prendere alle due di notte si avvicini sempre più, allora vaghi per il 27 salutando tutti quelli che hai conosciuto, fai qualche foto che ti sembra strana e caratteristica, spendi un po' di soldi in una tienda convinto di portare a casa una memoria unica della tua esperienza ma non basta, dovrai vivere in balia del nulla per qualche ora ancora prima di imbarcarti in un viaggio che avrà la stessa durata dell'andata ma che ti sembrerà più lungo. Ammì, come un buon traghettatore ci ha condotto in questa esperienza e ora ci accompagna alla vita di tutti i giorni, è buio pesto e l'aeroporto si avvicina mentre tra battute e risate cerchiamo di esorcizzare questo momento.
PENSIERI
Da qualche anno rivolgo il mio lavoro di clown al sociale ed ho l'impressione che l'ultima esperienza sia sempre la più bella. Conoscere persone e luoghi diversi dalla realtà del mio piccolo mondo mi rende presuntuosamente diverso, forse migliore. Nonostante le belle sensazioni che provo non tutto corre sempre via liscio, insidie e difficoltà sono dietro all'angolo e capire se le hai portate da casa o le hai trovate sul posto non è facile. Ho cercato di conoscere per quanto possibile la realtà in cui vive questo popolo facendo spesso domande come; “cosa ti aspetti dal futuro ?”. Non so se è una delle domande giuste da fare a un popolo di cui anche la seconda generazione vive da rifugiata, di sicuro la risposta che ho ricevuto ha profondamente colpito il mio pensiero da occidentale. Una giovane con cui facemmo amicizia disse; tutto quello che Allah ci dà, sia vento, sabbia o calore noi lo accettiamo. Così, quando ti cadono le braccia per la semplicità con cui espongono il loro pensiero non ti resta che indirizzare le forze al tuo lavoro. Ho volutamente scelto di non parlare della politica internazionale e degli aiuti umanitari che qui hanno un grande impatto sulle persone come sul territorio, ritengo sia stato fatto molto forse troppo. Se sia meglio portare in braccio un popolo piuttosto che insegnargli a camminare non posso deciderlo io, credo comunque che si potrebbe fare qualche cosa in maniera diversa.
CONCLUSIONE
Non mi aspettavo di andare in un villaggio turistico ed ero cosciente che avremmo vissuto delle difficoltà, solo, speravo non fossimo noi a crearle. Bisogna recarsi qui con tanta pazienza, i ritmi sono diversi e l'organizzazione lascia spesso il tempo che trova. Cercare di coinvolgere di più i responsabili dei vari gruppi che supportano le attività che si vuole proporre , siano queste indirizzate agli adulti come ai bambini, ritengo sia di fondamentale importanza. Pressare le persone e obbligarle, per quanto possibile, ad essere presenti mettendole in condizione di sfruttare le energie e le idee che si vuole mettere a disposizione è un modo di avviare una relazione che permette di svolgere un lavoro che gratifichi tutti. Avevamo una valigia piena di accessori e ne abbiamo usati un quinto, così come uno spettacolo, che ci sembrava valido, lo abbiamo dovuto accantonare per realizzare gags che meglio potessero esprimere il nostro clown in un posto così mentalmente lontano. Elasticità mentale accompagnata da una grande energia sono le caratteristiche che bisogna assolutamente inserire nel bagaglio che si intende portare. Non so se siamo riusciti nel nostro intento, solo il tempo e altri clown che verranno potranno dirlo, io lo spero vivamente. Grazie ad Ammi Hammadi e a Simona per la loro grande disponibilità e simpatia. Un grazie particolare alle componenti dell'associazione delle donne Saharawi che con la loro semplicità e forza ci hanno sempre accudito come figli. Ultimo ma non ultimo : Un grandissimo grazie a Pierpaolo Digiusto e al gruppo di Payasos sin Fronteras per l'opportunità che ci è stata offerta.
AGO