SECONDA CAROVANA DELLA RISATA CONTRO LA MAFIA
con
Sara Goldoni
Alberto De Bastiani
Santosh Dolimano
Teatro Schabernach (Jorge e Angelika)
Pierpaolo Di Giusto
SECONDA CAROVANA DELLA RISATA IN LOCRIDE
contro la mafia.
La seconda carovana della risata è stata realizzata grazie ai contatti nati dalla carovana precedente , in cui nel mese di ottobre 2006 circa 15 Compagnie hanno realizzato due giornate di Festival di Teatro di strada a Marina di Gioiosa Jonica e a Gioiosa Jonica, per dare sostegno alle attività dell’Ass. Don Milani , associazione che opera con bambini all’interno di un progetto per la prevenzione delle devianze ed in collaborazione con l’Ass. Libera, associazione che promuove iniziative culturali contro le mafie ed in particolar modo coordina cooperative sociali impegnate nella gestione dei beni confiscati alla mafia.
Questa seconda Carovana è stata caratterizzata dal fatto che il 21 marzo, proprio nel mezzo delle nostre attività, si è svolta a Polistena una grande manifestazione contro la mafia organizzata da Libera, alla quale abbiamo partecipato e presentato anche alcuni nostri spettacoli.
Altro momento importante è stato la collaborazione con il gruppo della Gurfata, gruppo di circa 20 ragazzi che cercano di dare un futuro alla loro vita, liberi da condizionamenti mafiosi, attraverso la creazione di spettacoli di teatro di strada e per questo da noi particolarmente apprezzati.
Abbiamo inoltre continuato a dare la nostra solidarietà all’Ass. Don Milani, effettuando laboratori e spettacoli per i bambini di questo centro e siamo anche intervenuti un paio di volte in una scuola elementare di Gioiosa Jonica, su richiesta di una maestra.
Per effettuare il progetto di questa Carovana siamo partiti in sei persone con i compiti ben assortiti.
Alberto per gli spettacoli di burattini, Pierpaolo e Sara per i laboratori di burattini, Santosh per i laboratori e spettacoli di giocoleria e il Teatro Shabernach (Jorge e Asngelika) per i laboratori e spettacoli di Clown.
Questo secondo approccio con la realtà della Locride ci ha dato maggior consapevolezza delle grandi difficoltà che hanno le nuove generazioni a costruirsi un futuro sereno e la convinzione a continuare a dare una mano a chi sta cercando di cambiare queste realtà.
SCHEDA DEL GRUPPO LA GURFATA
Il gruppo “La Gufata” è nato nel 1999 a seguito di un finanziamento della legge 285 erogato alla Cooperativa Sociale Mista che già dal 1988 è presente nel territorio della Locride con la finalità di integrare le fasce deboli della popolazione (minori a rischio, disabili, tossicodipendenti, extracomunitari….).
La finalità del progetto è quello di portare le attività del centro sociale della Cooperativa Mista fuori dal centro stesso, per le strade, lì dove i ragazzi si aggregano e dove è più facile finire nelle mani di gente con pochi scrupoli. Il nome deriva da un termine dialettale, ancora in uso, che indica come URFO il vento di Libeccio e come GURFATE gli sbuffi, molto violenti, dello stesso. Viene scelto per indicare la possibilità che un vento nuovo possa soffiare nelle strade della Locride, martoriate dal fenomeno mafioso. In un territorio dove la disoccupazione è la sacca più grande di ingaggio di manovalanza mafiosa (specialmente tra i minori) ci si è proposti con un’esperienza lavorativa “pulita” anche se strana come quella della giocoleria. In otto anni di attività il gruppo ha visto passare diversi ragazzi che vengono “reclutati” durante gli spettacoli ed ai quali si propone la possibilità di guadagni puliti, fatti di impegno personale, di vita di gruppo, di cooperazione e voglia di cambiamento.
Nel 2001 il gruppo vince il premio “Le Chiavi del Sorriso” un riconoscimento che viene dato ad 8 associazioni su tutto il territorio Italiano che si distinguono per progetti a favore dei minori.
Sempre nello stesso anno, l’Università degli studi di Urbino, in un dottorato di ricerca, chiede ed ottiene di poter monitorare il gruppo come uno dei progetti della legge 285 sul territorio nazionale, con maggiore “ricaduta positiva” nella regione di attuazione.
Dal 2004 il gruppo di ragazzi, in previsione della scadenza del finanziamento, decide di diventare una vera e propria “imprenditoria”, chiedendo di non essere più fruitori di “leggi speciali” ma di poter continuare a vivere nel proprio territorio costruendosi da soli un’attività economica redditizia e dignitosa.
Ma, nel momento in cui ci si libera del finanziamento speciale iniziano i problemi economici. Le amministrazioni comunali che tramite la legge 285 hanno usufruito dell’attività del gruppo per circa 2 anni , con animazioni mensili gratis in 8 comuni del polo 4 della zona Jonica, improvvisamente dimenticano l’esistenza dello stesso.
Il gruppo continua ad essere ignorato e preferito ad altri gruppi uguali provenienti da fuori regione.
E’ solo grazie alla rete sociale attivata da Don Luigi Ciotti dell’Ass. Libera che il gruppo non chiude battenti nel 2006 quando ormai le pressioni e la solitudine rendono impossibile continuare serenamente il lavoro.
Attualmente, su 42 amministrazioni comunali della Locride e su circa 50 parrocchie, contattate tramite i loro referenti, soltanto 3 amministrazioni e 1 confraternita hanno aderito alla richiesta di poter lavorare.
Chiedersi cosa significhi tutto questo, perché un progetto che dovrebbe essere un po’ il fiore all’occhiello del territorio, per il significato, per il messaggio che lancia ha diverse risposte.
Una distrazione innata nella nostra gente, nei nostri amministratori, che con poca lungimiranza appoggiano le iniziative sane del territorio, fermo poi affermare il contrario durante i convegni, in particolare dopo il movimento dei “ragazzi di Locri” oppure, nella peggiore delle ipotesi, una volontà politica a non far decollare comunque, qualsiasi attività produttiva della nostra zona per non interferire in un ordine costituito che è terreno fertile per le attività criminali organizzate.
Attualmente il gruppo è formato da circa 20 ragazzi e nonostante altri chiedano di entrare, ci si vede costretti a non poter fornire l’adeguato sostegno economico per farli crescere anche dal punto di vista professionale, con formazione, con attrezzatura adeguata, con la possibilità di veder retribuito il proprio impegno.
In questo territorio martoriato da una guerra che non ha fine giocata tranquillamente nelle strade, con gente uccisa quasi quotidianamente, con assassini a piede libero, questi ragazzi che dicono NO, che chiedono di restare in modo diverso, che lanciano un messaggio anche agli altri di riscatto del territorio che passa attraverso il proprio riscatto, il proprio cambiamento, non sembra essere un messaggio gradito o comunque accolto.
Ed è indubbio che la disoccupazione è una delle fonti maggiori alle quali la ‘ndrangheta attinge.
DIARIO DELLA CAROVANA
a cura di Sara e Jorg
16/3
Partenza del volo per Lamezia Terme alle 12.00. La giornata è piuttosto luminosa e il viaggio è regolare. Siamo in quattro: Albero, Santosh , Pierpaolo ed io , Sara.
Angelika e Jorg ci raggiungeranno fra alcuni giorni.
Si arriva alle 15.00, e ci viene a prendere Marco, ragazzo di 21 anni, che fa parte del gruppo della Gurfata.. Ci racconta le sue traversie con i centri commerciali, con i quali a volte ha lavorato con spettacoli di giocoleria e interventi col monociclo per 50 euro tutta la giornata. Il rapporto si è rotto quando ha visto che chiamavano persone che facevano anche solo promoter per lo stesso compenso.. Frequenta l’università, Scienze dei Materiali, e lavora per periodi in service di assistenza montaggio, luci e suono per vari festival. Nel frattempo sbagliamo strada, tra una chiacchiera e l’altra, ma riusciamo ad arrivare a destinazione, Locri. Siamo ospitati nell’edificio “Fondazione Zappia”, una villa imponente sulla parte davanti (anche se in disuso), diroccata e devastata sulla parte dietro. Questa villa è la sede delle prove del Gruppo La Gurfata, le stanze sono piene di burattini, c’è anche un teatrino. Apprendiamo che il giorno dopo i ragazzi andranno a Reggio Calabria a far volantinaggio, per la manifestazione nazionale in ricordo delle vittime della mafia di mercoledì 21a Polistena, per cui avremo la giornata libera.
Siamo soli e troviamo un po’ insolita la situazione, immaginavamo che qualcuno ci ricevesse e stesse con noi. Sappiamo comunque che Patrizia è molto occupata per via della manifestazione. Alberto era già stato un paio di giorni a Locri in più ad ottobre, in occasione della prima carovana, ci dice che non ci sono alberghi, ristoranti, Locri non prevede il lato turistico. Ce ne rendiamo conto anche noi camminando per la cittadina. Al bar-rosticceria di fronte , Alberto fa conoscenza col barista, chiede il motivo della mancanza di strutture turistiche. Il barista risponde che negli anni 60 c’erano, ma ora non fa più niente nessuno, lui stesso ha tentato di avere via libera per costruire un albergo sopra al bar, chiedendo anche finanziamenti. Ma le istituzioni preposte a questo sviano le richieste con infinite burocrazie, ci dice. Abbiamo l’impressione di trovarci in un posto “fuori dal mondo”, con spiagge lunghe, libere e belle ma non utilizzate turisticamente.
17/3
Al mattino durante una passeggiata facciamo conoscenza con un signore e parliamo un po’ con lui. E’ un elettricista ed è abbastanza benestante, è molto simpatico e disponibile, ci parla anche lui della situazione turistica inesistente. Ci accompagna in macchina a Gerace, bel paesino in cima ad una collina che avevamo deciso di visitare, visto che avevamo perso l’ultima corriera. Gerace è già un paesino turistico, ha dei bed and breakfast e d’estate c’è il festival di artisti di strada. Ci sono fiori di ogni colore dappertutto.. Torniamo a Locri a piedi, circa un’ora e mezzo di camminata.
Alle 18 ci incontriamo con Patrizia in Fondazione Zappia. Patti ci dice che la Gurfata ha preso la decisione di presentare alla manifestazione di Polistena uno spettacolo nuovo e che ci saranno le prove. Ci dice che il 21 partiremo insieme ai ragazzi della Gurfata in corriera a Polistena per la manifestazione, che il gruppo avrà una piazza sua da gestire. Faranno vari spettacoli con pause tra l’uno e l’altro. Potremmo inserire anche i nostri spettacoli. In piazza ci saranno testimoni di vittime della mafia, verranno coperti i nomi delle vie con i nomi delle vittime della mafia (centinaia e centinaia).
Il progetto della Gurfata, ci racconta, è nato con la legge 285 per fare un centro d’aggregazione. Alcuni ragazzi del gruppo sono stati davanti ad un tribunale minorile per piccoli reati, altri no. Per i ragazzi in Calabria c’è davvero poco lavoro, un ragazzo minorenne, ad esempio, fa un lavoro notturno in un locale, con turni dalle 7 di sera alle 7 di mattina. Prende 400 euro in un mese ed è uno dei lavori meglio retribuiti. I minorenni normalmente fanno comodo alla mafia come manovalanza, perché sono difficilmente perseguibili per legge, vengono usati per le azioni vandaliche intimidatorie, bruciare le saracinesche, rovinare le auto, ecc.
La legge 285 ha dato fondi di investimento per un progetto imprenditoriale vero e proprio, che portasse i ragazzi anche a imparare un mestiere, a lavorare. E’ stato realizzato un laboratorio di falegnameria con tutte le strumentazioni, ma senza falegname che insegnasse. Il finanziamento è durato un anno poi il laboratorio si è fermato lì. Le attrezzature non si possono vendere per legge e rimangono lì inutilizzate. C’è stato anche un tentativo di speculazione per trasformare i locali della Fondazione in albergo, ma siccome la donazione era stata fatta da un Conte e destinata solo ad usi sociali, questo piano per fortuna è saltato. Comunque la Gurfata ha ricevuto per questo intimidazioni e minacce, un proiettile in ufficio e subito alcuni furti. Il gruppo già da tempo ha la possibilità di presentare spettacoli, ma i Comuni della zona , ci dice Patrizia, o sono distratti o non si mettono in condizioni di dare lavoro, solo 2 comuni su 42 hanno dato risposta.
Sembra che ci sia una specie di boicottaggio nei loro confronti.
La vita di questo gruppo è dura.
I ragazzi della Gufata non vogliono più essere “di legge speciale”, vogliono lavorare autonomamente.
Anche i vari sindaci, che dicono di voler incoraggiare gli interventi di giovani della regione, in realtà chiamano sempre altri gruppi da fuori.
Pier domanda quali sono i rapporti della Gufata con le altre associazioni che lottano contro la mafia.
Ci sono pochi contatti, più che altro ognuno lavora isolato e c’è poca collaborazione.
Patrizia ci parla anche di Liliana Carbone, madre di Massimiliano Carbone, vittima della mafia, che si è legata davanti al tribunale perché non voleva che l’inchiesta sulla morte di suo figlio si chiudesse senza risultati ed è stata perfino aggredita sulla tomba del figlio.
Alberto fa notare che la cosa più importante è, aldilà di tutto, per questi ragazzi, far teatro, farlo seriamente, crescere. Il gruppo, ci dice Patti, è composto di 15-20 ragazzi. Stanno bene insieme, vogliono fare questo lavoro e ci tengono.
18/3
Al mattino passeggiata alla spiaggia, vuota, il tempo è bellissimo. Conosciamo due archeologhe di Torino che stanno a Locri da 20 anni e la proprietaria di un bed and breakfast, di Locri, ci parlano delle difficoltà avute, dell’atteggiamento generale di furberia; di come non esistono diritti da avere, ma solo piaceri da chiedere, di come anche gente di cultura prenda tutto come una questione personale. Un tentativo di proporre laboratori inerenti all’archeologia alle scuole è fallito perché proposto ad una scuola sola ha fatto offendere i direttori delle altre, che hanno loro impedito di lavorare nel campo. Poi a quanto pare tutto funziona a raccomandazione…anche noi adesso abbiamo la nostra da una di loro per andare al ristorante senza essere caricati sul prezzo.
Alle h 15.30 finalmente iniziamo i laboratori con i ragazzi della Gurfata .Subito partono le presentazioni e Patti spiega ai ragazzi il motivo per cui siamo lì. Molti ragazzi sono delle scuole superiori, vi sono alcuni bimbi e un ragazzo diversamente abile, sulla sedia a rotelle, Roberto. Riesce anche a camminare a fatica, se sorretto, ed è un ragazzo sveglio ed energico.
Santosh e Alberto conducono il laboratorio di giocoleria coi ragazzi più grandi , soprattutto quelli già un po’ avviati nella giocoleria. I bambini, Roberto e alcuni ragazzi più grandi appena entrati nel gruppo seguono invece il laboratorio di burattini di Pierpaolo e Sara.
Nel laboratorio di giocoleria, condotto nel salone centrale, si eseguono esercizi di coordinamento e postura delle 3 palline, si sperimentano i foulards. Inoltre si fanno esercitazioni volte a combinare la teatralità alla giocoleria. C’è un’ottima partecipazione ed entusiasmo.
Il laboratorio di burattini vede la costruzione del burattino da polso, burattino semplice, molto adatto anche ai bambini piccoli. L’idea era quella di insegnare una tecnica che i ragazzi grandi poi potessero proporre nelle scuole con progetti, per poter lavorare. Il gruppo non è uniforme, i tempi di realizzazione sono molto diversi, perciò non c’è per oggi la possibilità di lavorare sui giochi d’animazione che si possono far fare con il burattino. La partecipazione è comunque entusiasta e volenterosa. E’ presente anche una signora al laboratorio, madre di tre bimbi, che tempo fa faceva parte della Gurfata ma per impegni familiari aveva avuto modo di partecipare poco alle attività, e ora era decisa a ritornare. Questa signora è molto interessata all’idea dei progetti alle scuole.
E’ venuta a trovarci anche la Signora Liliana Carbone, la madre a cui la mafia ha ucciso il figlio e della quale Patrizia ci aveva parlato.. Dopo i laboratori la sensazione di Santosh è quella che il tempo del pomeriggio sia volato e che l’esigenza sarebbe quella di un lavoro più intenso e continuo. Ha comunque la consapevolezza che questo progetto è una prima possibilità di conoscenza di questa realtà, per poter in seguito proporre eventualmente un progetto più mirato sulle varie discipline.
19/3
Al mattino conosciamo i ragazzi che lavorano per alcune cooperative, la cui sede è sempre alla Fondazione Zappia. Fanno servizio civile o sono volontari per l’unione italiana cechi e altre cooperative e associazioni. Socializzando un po’ con loro, capiamo che hanno uno stipendio di 400 euro al mese per svolgere poche mansioni giornaliere..
Alle 15.30 incominciano di nuovo i laboratori. Pier prepara un percorso ad ostacoli sui tavoli ed altri elementi per poter mostrare i giochi possibili col burattino da polso. Poi viene insegnato il burattino a guanto in gommapiuma sottile. L’impatto è molto positivo, abbiamo sempre lo stesso gruppo, molto vario (bambini, ragazzi, alcuni nuovi, Roberto); proprio questa varietà rallenta un po’ i tempi nella costruzione del burattino. Santosh e Alberto conducono il laboratorio di giocoleria nel salone. Il primo momento è un po’ caotico, ognuno è entusiasta di allenarsi e mostrare le cose che sa fare. Santosh si rende conto che questo è un momento prezioso per imparare anche lui qualcosa dai ragazzi, e che il laboratorio è una situazione di insegnamento e di apprendimento reciproco. Il momento finale dei laboratori è ludico, tutti quanti siamo nel salone giocando con le cose imparate. Io gioco con le bimbe e Roberto (con la sedia a rotelle) a rincorrersi con i burattini, Santosh continua a sperimentare i Cigar box coi ragazzi, che sono molto attratti da questa tecnica, buttandosi con coraggio e insistenza. Entusiasmo e divertimento non sono mai mancati in questi due giorni. Roberto dirà a Pier: “Sono stati due giorni bellissimi”.
Intanto arrivano a Locri verso le 19.30 Angelika e Jorg del teatro Schabernack.
20/3
Al mattino Pier ci dice che ha esigenza di prendere una giornata di riposo . Sara, Alberto e Santosh, partiamo per Gioiosa Jonica, faremo tappa prima a Roccella, invitati a pranzo da una delle ragazze del gruppo. Angelika e Jorg ci raggiungeranno con il loro furgone. Ci viene a prendere Marco Ci parla dei suoi ingaggi al festival jazz di Locri nel service, 23 ore di lavoro al giorno, con un’ora per cambiarsi a casa, responsabilità su tutto e il compenso che arriva dopo un anno. Sentire queste cose ha per noi dell’incredibile, nuovamente ci rendiamo conto di come i ragazzi del luogo siano soggetti a forte sfruttamento.
Alle 12 siamo a Roccella, per pranzare da Alessia. La madre è di origine veneta, e ci parla di come sia difficile per lei integrarsi in questo tipo di realtà, anche se la gente del posto si è dimostrata disponibile alla conoscenza. Alessia ci dice che sta tentando di collegare il gruppo della Gurfata con situazioni al di fuori della Calabria, attraverso un sito web e altro.
Al pomeriggio dalle 15 siamo alla scuola media di Gioiosa Ionica con il gruppo dei ragazzi della Don Milani, i più grandi, delle scuole medie, seguono il laboratorio di giocoleria con Santosh, i bimbi delle elementari il laboratorio di costruzione burattini condotto da Sara e da Alberto.
La scuola media è spoglia, sporca, scrostata, i banchi altrettanto, ci ricorda un viaggio in Serbia.
Nel laboratorio di burattini i bimbi costruiscono il burattino a guanto di carta e scotch. Si applicano e appassionano molto, sono presenti alcune insegnanti molto partecipative, alcuni collaboratori della Don Milani (che documentano riprendendo e fotografando) e mamme.
Maestre e mamme comunque aiutano in tutti i sensi, anche ad avere l’attenzione dei bambini più vivaci.
Il gruppo della giocoleria termina presto rispetto all’altro, ed è difficile continuare ad avere l’attenzione e la concentrazione dei ragazzi.. Alberto e Santosh devono intrattenere il gruppo con espedienti attendendo che il laboratorio di burattini finisca, perché possa iniziare lo spettacolo di burattini di Alberto.
Lo spettacolo diverte tutti moltissimo, c’è il massimo della partecipazione, bimbi e mamme insieme in risate e interazioni liberatorie. Sono presenti circa 30-40 persone. Una maestra parla con Alberto e gli chiede se può fare lo spettacolo anche alla sua scuola elementare il giorno 22, una scuola piccola, 90 bambini, dice che stanno lavorando su Pinocchio per allestire a tema più avanti la scuola e il giardino. Alberto decide di portare la sua narrazione su Pinocchio, pur non avendo con sé i suoi materiali, di arrangiarsi con quello che ha e che trova: 3 mollette, una chitarra, il teatrino coi burattini.
Intanto Angelika e Jorge ritornano a Locri per dare un’occhiata alle prove che il gruppo della Gurfata deve fare per la manifestazione.
Ritornano ancora nel furgone della compagnia, che oltre a dover caricare tutti i materiali, deve anche cogliere altri persone sul suo tragitto. Jorg dice:- Sono scene che sembrano uscito da un film di Nicchetti .
Già straccolmi di persone e materiali, il furgoncino fa un altro svolta, si reca verso alcune case in collina, sale ancora per fermarsi per caricare Roberto il ragazzo in carrozzella , un amico stretto di tutti gli occupanti del furgoncino. Il fatto che stiamo già strapieni non preoccupa nessuno. - Vengono sistemati sia Roberto e la sua sedia a rotelle, il tutto accompagnato da commenti e battute molto amichevole, spiritose, mai negativi - anzi tutto questo si svolge in un clima cordiale e simpatico....
a Marina di Gioiosa salgono altri due ragazzi - non so come fanno ad fargli entrare.
Arrivano a Locri certamente in ritardo a quanto preventivato e quando tutti sono pronti a fare la prova per il loro spettacolo è quasi buio. Jorg avrebbe voluto fare una ripresa ma non c’era proprio la luce. Di corsa va a cercare un ferramenta e compra una “quarzina” da 500 Watt e i monta questo faretto su un appendi - cappotti con lo scotch e così la prova si può fare. Altrimenti non sarebbe stato possibile farla ... era diventato buio davvero.
Lo spettacolo vista la prima volta durante le prove, non piace tanto:
Troppo simbolismo, troppo pathos, musiche troppo forti di volume.... ma si vede l’impegno di questi ragazzi e “l’armonia di gruppo”, che li rende molto simpatici. Domani si devono esibire alla manifestazione a Polistena e non vediamo possibilità di inserirci nello loro spettacolo, come in un primo momento avevamo pensato.
Ma li diamo alcuni piccolo consigli soprattutto sulla presenza scenica, che vengono accolto da loro con attenzione.
21/3
Oggi è il giorno della manifestazione contro la mafia a Polistena. Si parte alle 7 con la corriera, Alberto, Sara e Santosh, partiamo con i ragazzi. Pier, Angelika e Jorg ci raggiungeranno col furgone più tardi. Alla manifestazione c’è tantissima gente, unita da una forte motivazione. Ci sono molti giovani, non altrettanti adulti. E’ sempre una forte emozione vedere la gente più semplice riunirsi nelle piazze per ottenere un diritto, dice Pier. Sul palco sono presenti politici, operatori di giustizia e tanti familiari delle vittime. Santosh fa notare che l’impegno dei ragazzi della Gurfata è veramente da apprezzare e ammirare, si distinguono dalla maggior parte dei giovani calabri, che la loro situazione di aggregazione è speciale, che hanno coscienza di ciò che fanno. Apprendiamo anche da una ragazza del gruppo, di 17 anni, che ha parlato col preside della manifestazione, che il preside non ha dato il permesso ai suoi studenti di partecipare e si è disinteressato. Lei ha avuto il coraggio di fargli notare in modo diretto quanto era importante la manifestazione e un atteggiamento di impegno. Assistiamo ai comizi. La maggior parte dei discorsi nel comizio finale sembrano retorici, “parole vuote” o “di facciata”, invece impressiona il discorso di una donna calabrese, famigliare di una vittima, che si declama orgogliosa di essere calabrese, di questa terra dura ma bella, e che vuole difendere la sua terra dalla mafia. - Parole che toccano per la sua convinzione e sincerità. Finisce tutto col intervento di Don Ciotti che chiede il riconoscimento delle responsabilità personali di ognuno, ma si ha l’impressione che la sua richiesta non venga compresa dalla gente, anche perché vediamo persone che vendono bevande a 3 Euro a bottiglia, mentre nei bar costano 1 e fanno panini che si fanno pagare a 6 Euro senza rilasciare scontrini, ovviamente fuori regola. Passano vigili e non dicono nulla, mentre dal palco vengono parole che parlano della cultura della legalità...
I ragazzi devono prepararsi per lo spettacolo, ma ci si accorge che i vigili hanno dimenticato di mettere i divieti di sosta, e la piazza necessaria è stata usata come parcheggio.
Si decide di farlo in un’altra piazza in parte già occupata, che alla fine si è rivelata molto adatta. Intanto il tempo è molto variabile, e ci chiediamo se terrà durante lo spettacolo. La Gurfata ha rappresentato le sue pièce ed è stata molto apprezzata dalla gente del luogo. Anche Santosh e il Teatro Schabernach danno il loro contributo di spettacoli.!
22/3
Simona dell’Ass. Don Milani , viene a prendere Sara e Alberto, per portarli alla scuola elementare dove Alberto rappresenta il suo spettacolo di narrazione su Pinocchio. Lo spettacolo ottiene una grandissima partecipazione e divertimento corale.. Siamo poi tutti invitati a pranzare in montagna tra Aspromonte e” Serra Santobruno”.
Il posto che ci ospita si chiama “La casa dei folletti” ed è un agriturismo gestito sempre dalla stessa cooperativa che ci ospita a Locri e a quale fanno parte i ragazzi dello spettacolo. Il pranzo e già preparato: Antipasti calabresi, pasta ai funghi, cotolette.....buono !
Pierpaolo spiega ai nostri ospitanti un po’ il retroscena della nostra presenza e il concetto dei “payasos sin fronteras” . Angelika chiede perché dalla parte dei nostri ospitanti sono
quasi solo donne. La risposta è molto chiara e netta: Nelle società del sud, spiega Carmela, sono sempre state le donne a gestire le cose e lo fanno tuta’ ora - nel bene e nel male. Anche nella mafia; gli uomini fanno manovalanza.
Perché una donna ha l’energia di sette uomini.
Un pranzo con discorsi interessanti, ci sono presenti due donne dalla associazione ”Libera” della Sicilia. Una di loro è criminologa...
Al pomeriggio siamo nella scuola media con il gruppo Don Milani. Sara e Pierpaolo conducono il laboratorio di burattini di carta. La partecipazione è quella che normalmente c’è per un laboratorio, con attenzione e divertimento. Santosh incomincia il laboratorio facendo fare giochi ed esercizi sul cerchio, anche oggi ha un po’ di difficoltà con i ragazzi.. Sara cerca allora di aiutare Santosh a radunare i ragazzi in cerchio per poter mandare avanti l’attività in modo che possano imparare alcuni rudimenti. Alla fine gli esercizi con le palline riescono a gestire il gruppo e divertono. Ai laboratori segue una situazione di socialità con merenda per tutti, e infine ha luogo lo spettacolo di clown del teatro Schabernack. Lo spettacolo crea un grande calore e divertimento, è molto buffo vedere che, quando Angelika (il clown Papoo) si avvicina al pubblico, questo si sposta con le sedie aprendo un varco, emozionato e divertito.
Ci passa a salutare Francesco della Don Milani e presidente di Libera di Gioiosa Jonica., stanco e con la barba di qualche giorno, ha avuto molto da fare per la manifestazione.. Lo avevamo intravisto alla manifestazione. Ci manifesta il desiderio di lavorare ancora col nostro gruppo. Parlando della Gufata ci dice che ha già tentato di coinvolgerli in un paio di situazioni e che è disposto a collaborare il più possibile con loro, che ci si aiuta il più possibile.
Alle 18.30 siamo alla Fondazione Zappia, è un momento di festa perché due ragazzi della Gurfata compiono gli anni. I ragazzi improvvisano uno spettacolo di burattini su Cenerentola secondo la loro visione. Ci colpisce l’entusiasmo, con cui ci accolgono appena arriviamo: “venite, venite, abbiamo preparato lo spettacolo di burattini, venite a vedere!” e ci trascinano quasi a sedere davanti al teatrino. Per regalo di compleanno dei 2 festeggiati hanno costruito due burattini a guanto con la tecnica di gommapiuma imparata i giorni precedenti, ci dicono che vogliono inventare storie belle e mettersi a preparare qualcosa di più importante. E’ il momento del secondo spettacolo di oggi per teatro Schabernack: clown più per adulti, senza naso rosso. Ci tengono a rappresentarlo per la Gufata. E’ stata un’ottima idea, è molto coinvolgente per tutti, sono ammirati, stimolati, stupiti. Dopo lo spettacolo Angelika ci tiene a dire che hanno mostrato lo spettacolo per far capire cosa significa una presenza scenica, che al laboratorio del giorno dopo si lavorerà proprio su quello, che è il lato che manca un po’ al gruppo..
Alla fine, Sara, Alberto, Santosh e Pierpaolo salutano tutti perchè il giorno dopo torneranno a casa. Siamo stanchi ed emozionati, quest’esperienza è stato un primo approccio, ma ci ha coinvolto molto. Tutti siamo rimasti colpiti dall’entusiasmo dei ragazzi e dalla loro volontà di lottare e crescere.
23./3.
Rimaniamo noi del Teatro Schabernach, Angelija e Jorg.
Gli altri co-payasos partono e ci lasciano in questa Calabria fredda.
Sembra che tutta la cosa sia finita, e noi ci facciamo un po’ impressionare dall’aspetto grigio del cielo che si riflette anche nello spirito nostro....
prepariamo lo stesso il laboratorio per il pomeriggio, allestiamo l’ingresso del palazzo come fosse un teatro ( con le nostre modeste possibilità e un po’ di invenzioni improvvisati...)
Un po’ in ritardo vengono in 15 per il laboratorio: gentili, cordiali e motivati !!
Accettano le proposte, sono disciplinati e molti solidali tra di loro.
( Questo infatti, è una delle cose che ci ha toccato molto: Il loro modo di relazionarsi, di toccarsi, abbracciarsi, di stare insieme, di accettare tutti, di aiutarsi a vicenda e a dare forza a chi sembra momentaneamente debole. -
Cosa che poi si è manifestato anche durante il nostro laboratorio) .
Lavoriamo con loro per 4 ore di fila, con concentrazione, solo 5 minuti di pausa, anche esercizi abbastanza difficili, che richiedono di mettersi in gioco ...
24/3.
Siamo un po’ stanchi - ci rendiamo conto - e che siamo sicuri che non lavoriamo con loro oggi. Faranno una esibizione stasera a Marina di Gioiosa. Allora andiamo a vederli.
A Marina rincontriamo un signore, che lavora con una associazione di volontariato europeo, che aveva già notato con piacere e con qualche risata la nostra “carovana del sorriso ” ad ottobre 2006. E’ quello che ha organizzato questo festival di musica etnica con partecipazione di vari gruppi musicali e diversi laboratori musicali e con finanziamenti della Comunità Europeo per quale i “Gurfata” fanno lo spettacolo finale.
I nostri amici lo conoscono tutti.
Il cielo comincia ad oscurarsi di nuovo.
( penso che questa pioggia così lenta e continua, sicuramente fa' bene a questa terra... ma è un po’ fastidioso per noi esseri umani.).
Visto che ci sono dei tempi morti, prima dello spettacolo della “Gurfata”, interveniamo noi, Teatro Schabernach cioè: una “ delegazione tedesca” per il loro festival di musica etnica, con” un concerto a scoppio” - cioè un piccolo intervento nostro a basso profilo per dargli più tempo per i preparativi del loro spettacolo.
Non hanno luci, stanno quasi al buio o nella poca luce di illuminazione pubblica - - - fatto, che in qualche situazione rende lo spettacolo più suggestivo....
Qualcuno di loro cerca già di applicare quello che abbiamo cercato di insegnarli ieri..
Nonostante degli finanziamenti europei per la manifestazione non gli viene neanche offerto qualcosa da bere dopo lo spettacolo.
25./3.
C’è il mercato a Gioiosa J. , che l’altra volta abbiamo mancato per la pioggia.
Carmela ci aveva invitato a la sua casa per il pranzo. Cogliamo l’occasione per chiederle ulteriori informazioni sul gruppo “Gurfata” e il lavoro della sua cooperativa.
Ci spiega che vogliono portare il gruppo a poter esistere economicamente autonomo, “curare l’aspetto imprenditoriale”, visto che la loro cooperativa non riceve più finanziamenti per progetti dalla Regione.
Lo stesso che succede anche a Francesco della “Don Milani”, ma lui riesce meglio ad andare avanti perché e legato anche alla chiesa.
Comunque, continua a raccontare: che “Gurfata” l’anno scorso ha incassato qualcosa come 30 mila Euro e quindi l’idea di renderli economicamente autonomi è già avviato.
Le abbiamo chiesto anche del loro rapporto con Francesco di “Don Milani” e ci dice che lavorano insieme all’interno di “Libero” e in un coordinamento delle associazioni presenti nel territorio. E ci assicura che la mancanza comunicazione della nostra presenza in ottobre del anno scorso, sicuramente non sarebbe stato a causa di mala volontà, ma di distrazione o dimenticanze.
Alla fine parliamo anche della ospitalità nella sede di Locri e lei si scusa, se ci fosse
qualche scomodità o mancanza di coperte e asciugamani, dicendo che non erano informati sulle nostre esigenze e anche loro non pensavano a temperature così basse in quel periodo.
Torniamo a Locri per prepararci alla lezione.
Piove di nuovo e il loro ritardo è a causa delle violenti precipitazioni.
Sono un po’ distratti ma sempre motivati. E sono di più che per la prima lezione;
c’è qualche mamma o un fratello a guardare e c’è anche Patrizia che partecipa come gli altri..
Avevamo annunciato, che la lezione sarebbe stato di 3 ore, ma lavoriamo 4 ore o di più, perché loro sono così motivati e motivanti....
Lacrime di commozione alla valutazione finale degli incontri - infatti c’è tanto affetto anche reciproco, (forse non sono stato abbastanza attento nel distribuire i baci dell’addio in modo uniforme e magari qualcuno e rimasto senza ...)
Ultima pizza la sera - solito locale : Angelika canta una canzone per la cassiera. ....
26./3.
Questo sole è troppo timido !!
Puliamo i luoghi utilizzati, lasciamo il faretto, fazzoletti (per i pianti della nostra partenza) come dono ai ragazzi, raccogliamo anche le ultime immondezze, che la nostra presenza ha prodotto - si cammina a lungo per trovare i contenitori della raccolta differenziata e poi sono vuoti e i materiali che dovrebbe stare dentro, sono sparsi fuori ...
... partiamo dopo averci comprato un alberello di limone.
FINE
Pensieri di PATRIZIA responsabile del gruppo LA GURFATA
Bisogna sempre aspettare qualche giorno per capire quello che abbiamo “preso” dagli altri, ma soprattutto per comprendere bene quello che abbiamo lasciato, tutti quei pesi inutili che non servono nel cammino e che spesso ci trasciniamo dietro rallentandoci.
Di sicuro gli angeli esistono, dice qualche ragazzo. In questo caso sono d’accordo! Ci siamo incontrati decisamente per caso, da uno spettacolo di parecchi mesi fa in un paese vicino, dove una delle ragazze della “Gurfata” ha trovato il coraggio di avvicinare Alberto, e lui ha avuto l’intuizione di venirci a trovare.
Ne è nato uno scambio di e-mail e poi la proposta fattami da Pierpaolo “veniamo giù a trovarvi”.
In un momento speciale per noi, la XII giornata della memoria e dell’impegno, organizzata da Libera nomi e numeri contro le mafie che quest’ anno si è svolta nella nostra regione.
Occorre dire che il nostro gruppo in questo territorio è nato e sta continuando ad esistere, in mille problemi. I comuni ignorano la sua esistenza volontariamente, perché la disoccupazione è la nostra piaga ma è la ricchezza della criminalità organizzata, perché quando si ha famiglia si è disposti a tutto e non tutti hanno il coraggio e la forza di emigrare. E i minori sono tra i soggetti più “appetibili” per essere ingaggiati per piccoli lavori, intimidazioni, violenze, vengono reclutati per strada, poco perseguibili per legge considerando i reati, tornano presto liberi e “marchiati”.
Si inizia così, non sempre bisogna per forza provenire da una “famiglia” con un nome, qualunque ragazzo non abbia alle spalle una famiglia economicamente forte (e ce ne sono davvero poche) che gli consenta di andare a studiare fuori, che gli consenta altri svaghi oltre la strada, diventa un “minore a rischio” in questo territorio.
La povertà non è una cosa da manuale da noi. Un disabile, un anziano è quasi una benedizione per la pensione che porta a casa, del nostro gruppo fa parte un ragazzo disabile ma capace di intendere e di volere, intelligente e pieno di vita, ma interdetto, perché la famiglia potesse avere una pensione più alta. Dei venti ragazzi del gruppo solo 5 provengono da una famiglia dove uno dei genitori è occupato stabilmente.
Riuscire ad offrire formazione o attrezzatura adatta è praticamente impensabile, ogni centesimo viene diviso tra di loro perché siano gratificati per il loro impegno, per la loro voglia di fare.
Don Luigi Ciotti, Presidente di Libera, li aiuta come può e come sa, con la vicinanza affettiva, trovando loro lavoro fuori regione, continuando a farli sperare incitandoli a non mollare.
La venuta di Pierpaolo, Sara, Alberto, Santos, Jorg e Angelika ha significato un momento importante, che va oltre la formazione vera e propria.
Le competenze acquisite dai ragazzi in questi giorni di lavoro e lo stimolo che hanno ricevuto sono fondamentali in un momento difficile come quello che stiamo attraversando.
Il giorno dopo aver fatto i burattini erano così entusiasti che, a casa, da soli, ne hanno fatto di altri, regalandoseli, improvvisando spettacoli, con un entusiasmo incredibile.
Sul forum che hanno (regalo di un altro angelo mai conosciuto che ha voluto essere in questo modo presente nella vita del gruppo) continuano a scrivere dei loro amici clowns e di quello che sono riusciti ad avere da questo incontro (www.lagurfata.altervista.org/forum).
Santos, per il gruppo dei giocolieri, è stato incredibile, nel modo di accogliere questi ragazzi, nel modo di guidarli, con pazienza ed affetto, incoraggiandoli. Continuano a provare a riprovare, continuano a dire: “quando torna voglio fargli vedere questa cosa che ho imparato!”
Il momento più difficile è stato salutare il teatro Schabernack, forse perché gli ultimi a partire e quindi è toccato a loro dare la misura dell’addio. I pianti non sono mancati, magari dietro un naso rosso, ma sempre lacrime …..
Raccontare delle tecniche imparate è riduttivo, penso che non sia importante sapere che adesso qualcuno di loro sogna di diventare un burattinaio, o qualcuno di far girare un numero non meglio precisato di palline, o che altri immaginano di essere clown.
In questa settimana c’è stato un cambiamento palpabile e visibile: due spettacoli identici nella trama ma diversi nell’interpretazione. Teste alte, sguardi verso il pubblico, orgoglio di ciò che si è, condivisione con gli altri del messaggio che si vuole dare, fiducia in se stessi… queste sono le cose che hanno imparato più delle altre.
I ragazzi della “Gurfata” sono consapevoli che il cammino che hanno intrapreso è lungo e difficile, in particolare in questo territorio dove non ci si DEVE permettere di essere visibili nella propria dignità, e dove si è soli perché la mafia è qualcosa di radicato, nelle persone, nella loro paura, nella loro rassegnazione.
Quando don Luigi Ciotti li fece arrivare a Torino, a sue spese, lo scorso anno, quando li fece andare un po’ in giro nelle altre regioni i ragazzi capirono che era perché un gruppo di 20 persone, giovani e senza neanche l’arma di un voto politico in mano, da soli non potevano farcela.
Oltre i soldi degli spettacoli l’impegno andava oltre, arrivava alle persone per dire che questi ragazzi esistono, che occorre stargli vicino, che non bisogna lasciarli da soli, farli diventare bersaglio, perché da soli lo si diventa. Loro, 20 anime, non fanno testo, potrebbero essere senza problema altri 20 nomi da leggere tra qualche anno in qualche manifestazione del 21 marzo, perché è questo che si sta cercando di fare, di soffocare questa iniziativa, di farla morire, di far tacere un messaggio che potrebbe essere di stimolo ad altri. In una lettera scritta a Don Luigi, in cui chiedevano il “perché” i ragazzi scrissero:
“ma forse se tutti i ragazzi di Locri e della Locride, prendessero in mano la loro vita, come si prendono tre palline, o mettessero un paio di trampoli per camminare in modo nuovo, sarebbe un disastro economico, che nessuno vuole”
Che voi siate arrivati fin qui da tanto lontano ha un’importanza grande. Ha il significato di non essere da soli, di nuove voci che chiedono conto dell’esistenza di questi ragazzi, di impegno che va oltre il lavoro, di partecipazione sincera, di accoglienza.
Questo più di ogni altra ha significato la vostra presenza tra di noi e non ci sono ringraziamenti che possiamo fare.
Il gruppo “La Gurfata”
Locri
Pensieri di Sara
Mi è sembrato che questa esperienza sia trascorsa in modo naturale, pur nella sua struttura organizzata. Ci è stata data la possibilità di conoscere un po’ quelle che sono le problematiche dei ragazzi e del luogo per poter pensare in che modo possiamo essere utili in seguito. I ragazzi mi sono sembrati molto contenti di questa nostra collaborazione, addirittura troppo entusiasti e contenti. Probabilmente questa esperienza per loro ha significato anche un sentire delle vere attenzioni esterne, essendo così faticoso per loro averne dalla loro zona. E’ stato anche un sentire che qualcuno si affianca a loro, anche modestamente e da lontano, si rende conto di una presenza, umana e artistica, che può dare spunti. Faccio queste riflessioni perché mi rendo conto di quanto sia stato importante per me avere la presenza discreta di alcune persone, anche da lontano, dandomi modo di svilupparmi da sola. Io non vivo in una situazione di problemi mafiosi così evidenti (ben sapendo che c’è del magna magna sotterraneo e interessi comandati), in Emilia Romagna c’è questo benessere apparente un po’ strabordante, ma ciò che sento in comune è l’indifferenza contro cui si deve lottare, la stasi generale di dinamiche consolidate, la difficoltà di portare qualcosa di diverso, che ha leggi più umane ed emotive, più dirette. Difficoltà di lotta non solo con istituzioni, ma con se stessi e le proprie paure, le proprie incapacità ed impotenze.
Mi sono trovata molto bene con i miei compagni, questo per me è stato abbastanza predominante, lo dico un po’ spiacendomi, perché forse era possibile darsi di più alla realtà del luogo. Mi sono sentita di poter contare su tutti, mi son fatta tante risate, che mi hanno dato forza. Ogni problema veniva affrontato insieme e le arance venivano sempre condivise non solo di quantità, ma anche di gusto. Non c’è stata l’alienazione di nessuno di noi, ma tranquillità e anche autonomia, non ci sentivamo obbligati a stare sempre tutti tra noi ma ognuno aveva anche le sue abitudini e i suoi momenti di gradita solitudine.
I ragazzi della Gurfata mi sono sembrati molto simpatici e svegli, affettuosi e veri, consapevoli, con un peso dentro, tanta volontà di applicazione e emancipazione.
Sul gruppo della Don Milani non ho ancora ben capito, ho soprattutto notato in alcuni bimbi, soprattutto bimbe delle elementari una grande insicurezza, un bisogno di incoraggiamento e di gioco. Ai laboratori avevano lo sguardo perduto, timoroso, le bimbe erano insicure a fare tutto, lasciavano fare alle maestre. Ho tentato di seguirle il più possibile in tutti i passaggi e fare provare a loro ogni cosa. Alla manifestazione le ho incontrate in gruppo, sono stata un po’ con loro a giocare, ogni gioco veniva preso come la manna e mi facevano timidi sorrisi. Ho avuto l’ impressione che gli spettacoli abbiano aiutato abbastanza questi bimbi a lasciarsi andare, ad esprimersi, a tirare fuori un po’ di forza dalla loro interazione. Mi vien da pensare che potrebbe essere utile formare le maestre e le mamme sui giochi di gruppo. Basterebbe anche solo un incontro e lasciare una piccola dispensa di riferimento.Il gioco di gruppo unisce molto, è divertente e oltre a scatenare aiuta a sviluppare anche un rapporto giocoso con la disciplina e la regola. Io ho una dispensa di giochi che risale alla formazione sul gioco che seguii anni fa con l’ex arciragazzi di Modena. Può anche darsi che di giochi di gruppo ne facciano, semplicemente non ho visti farli perché non era il contesto, ma non mi sembravano abituati.
E’ importante secondo me che si possano fare altri interventi, cercando di collaborare il più possibile con realtà del luogo o regioni vicine, come la Puglia. Potrebbe essere utile fare laboratori più intensivi su ogni arte, magari almeno tre giorni su una cosa o l’altra, o addirittura una settimana.
Sulle dinamiche mafiose e il tipo di realtà non ho molto da dire, le posso solo constatare dai racconti che mi sono stati fatti e dagli accadimenti di cui si sente parlare. Di certo gli enti antimafia, come dice anche Pier, dovrebbero abituarsi a collaborare, a riunirsi, a decidere cose insieme e rendersi conto delle esigenze di tutti per poter avanzare giuste proposte. Chissà che non si possa proporre progetti di tipo teatrale che coinvolgano i vari enti, in modo da aiutarne l’avvicinamento. Mi rendo conto di dire queste cose ingenuamente…sono i pensieri che mi trovo ad avere.
Pensieri di Angelika
Siamo tornati da 20 giorni.
eravamo colmi di sensazioni e di parole, ci è voluto un po’ di tempo per tornare alla vita "quotidiana".
Ora a distanza faccio questa sintesi:
Credo che l'incontro ravvicinato tra payasos e "gurfata" è stata piu che altro uno scambio.
Noi abbiamo messo a disposizione esperienza professionale, loro cuori e menti aperte.
Il nostro laboratorio è stato sorprendente anche per noi; il loro modo di assimilare ci ha ispirato.
Come si vede nel video che abbiamo girato durante le ore delle lezioni, i risultati degli esercizi erano straordinari.
Anche loro si sono resi conto.
Abbiamo lavorato con tutto il gruppo -ad eccezzione delle bambine (- il secondo giorno c'era anche chi il primo non ha potuto venire)e non come avevamo pensato al principio con i più grandi (più bravi).
Ci eravamo convinti che il loro "essere un gruppo" era un prezioso aiuto per tutti e da rinforzare.
Francesco (10 anni) è stato l'allievo clown più autentico- meno male che non l'avevamo escluso dal esperienza.
(a proposito: ci ha raccomandato di salutare tanto Santosh)
Il fatto che loro si auto-definiscono un "impresa" bisogna capire così:
alcuni - quelli con più esperienza vanno a fare animazione (nelle feste, supermercati etc oltre alle rappresentazioni dei loro (tre diversi) spettacoli di gruppo. Tutti soldi che entrano vengono gestiti da Patrizia che "salda" chi lavora e copre le spese. Carmela ("l'amministratrice" della cooperativa) ci ha svelato che il gruppo nel anno scorso ha fatto 30 000 € di entrate.
Che penso?
penso che questo vuol dire, che di loro laggiù c'è bisogno!
Noi (payasos) per loro eravamo "la manna" caduta dal cielo (espressione di Patrizia-non mia) che loro hanno saputo raccogliere.
Questo gruppo ha un identità fuori del contesto "disagio" , forse non aveva bisogno di Payasos nel senso stretto degli obiettivi , ma senz'altro eravamo utili. Rendersi conto di loro, dargli sostegno e forse una prospettiva per il futuro significa rendergli più forti.
Loro aspettano una continuazione del contatto, spagliato sarebbe illudergli.
Più strettamente in linea con i scopi di Payasos erano le attività per i ragazzi dell’ass. Don Milani.
Ottimo sarebbe trovare artisti del luogo che potrebbero proporre un lavoro continuo- anzi che un nostro apparire sporadico.
Uno intervento da sostenere da parte Payasos potrebbe essere questo:
Formare i ragazzi dalla Gurfata a diventare artisti /operatori che possono svolgere questo tipo di lavoro. Ma non come volontari- loro hanno bisogno di crearsi una professione.
Se Carmela potrebbe trovare un bando e fare domanda per la formazione
professionale di questo gruppo noi potremmo aiutare loro ad inventare il percorso formativo adatto alla loro situazione.
Voi che dite?
Ah dimenticavo:
stavolta ho portato un alberello di limone...
e questa canzone:
Nta, stu paisi ndavi tanti streti, ma tu di ccà non passi mai,
avanti arretu vai nta sti riparti,
comu nta testa ma a mancu u sai
si trovarria u coraggiu u ti mbicinu sarrisi
comu chianu chianu u mundu caroliza
sarrisi viti pa vita mia.
Quandu ti tocchi i capelli, quandu pe nenti arridi, quandu sulu ca
manu saluti, quandu appeddi camini nte stati e mi pari ca voli..
mi pari ca fimmini coma a tia,ndi adavi pochi,
fimmani comu a tia non ndavi chiù,
fimana cu ttia sarria normali,
fimmina pe ttia, sarria speciali.
me l'ha regalata scritta su un foglio e mettendomela nella mano di nascosto il cameriere del "U cinese" (ve lo ricordate?!), ma poi ha voluto che io la leggessi e la traducessi per gli altri.ah- ma non ditelo a nessuno : abbiamo di nuovo rubato i sassolini della
spiaggia ...ecco perchè non possiamo mai prendere l'aereo.
Pensieri di Santosh
E’ incredibile, anche questa spedizione si è conclusa; ormai alla data che scrivo sono passate più di tre settimane, come passa in fretta il tempo…..Eniway, in questa carovana per la legalità contro la mafia,( la seconda a distanza di poco tempo) credo che noi di Payasos sin fronteras (Pierpaolo, Sara, Angelica, Jorg , Alberto e Santosh) abbiamo fatto un ottimo lavoro. Le soddisfazioni secondo me sono:
1) di avere vissuto e condiviso le problematiche e le speranze di quei calabresi, che non vogliono rimanere un minuto di più in ostaggio alle cosche mafiose, in maniera intensa e accalorata. Le occasioni in particolare sono state le diverse molteplici occasioni di scambio con le varie realtà incontrate sul territorio. 2)gettato le basi ( in particolare con gli amici della Gurfata), con i vari laboratori di burattini, giocoleria e improvvisazione teatrale ,e lavoro sul clown, per una continuità di questo progetto di formazione e scambio culturale per il prossimo futuro. 3) Esserci ascoltati e conosciuti meglio tra di noi componenti della carovana capendo quanto sia doveroso e irrinunciabile dare il meglio di noi per stare bene insieme. In situazioni così di convivenza quotidiana con altri compagni di avventura ho imparato molto anche ad accettare di più me stesso con i miei limiti e a comprendere più accuratamente(tentare ) gli altri nelle loro esternazioni e visioni del mondo, Quindi un piacere reciproco che è impossibile descrivere a parole….faccio uno sforzo :
la cosa che mi ha fatto contento di più in quella settimana è aver potuto esternare e trasmettere la mia esperienza di giocoliere ,e di un uomo che è anche un genitore, a dei giovani proprio belli ,belli belli dentro (un abbraccio amici gurfi ) e fuori . Insieme hanno contribuito con la loro semplicità e voglia di vivere a ricaricarmi di energia vitale che guarda caso con il tempo che continua a passare così velocemente ne ho sempre più bisogno ….La cosa incredibile è stata la loro apertura nel ricevere ciò che avevo da dire e di rimando l’aumento della mia sensibilità nell’ascoltare il loro modo di essere e di vivere sia tra di loro (soprattutto nell’esperienza teatrale della Gurfata ) che in quel contesto che è la Calabria dove chi fa il bello e cattivo tempo sono 133” famiglie”;133” famiglie” che detengono il potere con l’intimidazione e la paura,dove il non rispetto delle loro regole viene pagato con la vita umana
.Posso dire che momenti di grande emozione li ho vissuti alla grande anche alla manifestazione a Polistena nell’occasione della XII Giornata della memoria il 21 marzo organizzata da” Libera” per onorare 750 “morti ammazzati” dalle cosche e per dire” Basta con la mafia!Non siamo più disposti a subire!” . C’erano 30.000 persone soprattutto giovani,giovani coraggiosi che vogliono prendere in mano le loro vite,un evento straordinario in una cittadina di 12.000 abitanti nel cuore della Piana (cittadina nell’interno tra Marina di Gioiosa e Rosarno).
Essere stato alla manifestazione ,avere sfilato a fianco di queste persone provenienti anche da fuori della Calabria ,aver visto lo spettacolo anzi due nell’arco dello stesso pomeriggio degli amici della Gurfata (mitici) che con passione e affiatamento hanno dato il meglio di se stessi,aver mangiato e bevuto intorno a una tavolata con una allegra brigata nientemeno che ospiti della “Casa dei Folletti intorno all’Aspromonte ,aver camminato lungo la riva di un si bel mare e tutto il resto di cui sopra mi rendono indimenticabili questi momenti trascorsi nella Locride e dintorni; A presto”…… bella terra mia”,grazie zio bob……grazie ovetto kinder, kaberna, cami, el cecio, fata carabina, sgadimodo, bossartiglio e tutti,tutti gli altri.
Pensieri di Alberto
Dal 16 al 23 marzo ci siamo recati nella locride per incontrare il gruppo La Gurfata e i ragazzi del Don Milani.
É stata una settimana molto intensa piena di incontri e di scambi con ragazzi e adulti ,portando le nostre esperienze teatrali e ricevendo in cambio tanto calore e gratitudine.
La difficoltà di vivere in quelle zone ad alta densità mafiosa, la si percepisce girando per i paesi e parlando con la gente, si ha la sensazione molto precisa della difficoltà di fare e di agire in libertà.
Li la mafia condiziona tutto e tutti, creando una sorta di pensiero collettivo , ci si adegua, una mentalità che si sta sempre più diffondendo nel nostro “bel paese”.
Ma ci sono dei giovani che cercano di reagire e noi li abbiamo incontrati, sono pieni di gioia e di voglia di fare e ne abbiamo incontrati moltissimi anche a Polistena alla manifestazione contro le mafie promossa da LIBERA.
Tanti giovani e pochi adulti, pochi ma molto coraggiosi , insegnanti, educatori, mamme e liberi pensatori che hanno il coraggio di resistere, di far sentire la propria voce dando a questi giovani una speranza.
E per questo che dobbiamo ritornare .
Pensieri di Jorg
Questa volta i sassi li ho raccolto alla spiaggia di Locri:
Ho scelto quelli che spuntavano dalla immensità dei sassolini per il loro aspetto: per il colore bianco. - C’ è chi dice che il bianco non è un colore ma uno stato d’animo ... -
in primo luogo contrastavano il colore del cielo di questi giorni.
Ma adesso che ci penso circa 14 giorni dopo, collego questo bianco anche ad altre cose: Lo spettacolo degli “Gurfata” giocato sul bianco e nero, la locandina della manifestazione a Polistema dove spunta il fiore bianco di un limone da uno sfondo nero, la neve sulla strada per “la casa dei folletti” ...
Ma c’ erano anche altri colori: Quella degli aranci nel giardino , il rosso del peperoncino e della “Nduia”, i nostri nasi rossi ....
Pensavo che fosse questi ragazzi della “gurfata” non avevano bisogno di un nostro intervento, perché hanno già trovato una loro strada da percorrere e non sono da considerarsi “ a rischio ”. Magari gli servirebbe un aiuto professionale per migliorare il loro spettacolo, che non deve essere necessariamente dato dagli “payasos”.
Ma quando ho letto i loro commenti e la relazione di Patrizia, ho ripensato e cambiato opinione: Sarebbe giusto di creare un rapporto stabile e concreto con loro anche nella ottica, che loro possono essere moltiplicatori di questa esperienza nel loro territorio, nella loro realtà con altri giovani....
e nello stesso momento anche mantenere il rapporto con Francesco della “Don Milani”
visto ché lui continua a lavorare con ragazzi “a rischio”.
Chiederei a lui, cosa si aspetterebbe o vorrebbe da un nostro futuro intervento,
per fare trovare una collocazione del intervento nel suo lavoro non casuale ma mirato e integrato.
Pensieri di Pierpaolo
Questa seconda carovana in Locride credo mi abbia fatto capire un po’ di più i meccanismi per cui questa terra è tenuta in ostaggio da poche famiglie mafiose. Ho parlato con diverse persone che mi hanno detto come in Locride , ma anche in diverse altre parti d’Italia, i diritti delle persone non esistono in quanto tali, ma esistono solo come piaceri da elargire in cambio di sottomissione e accettazione delle regole imposte con la paura e dalla violenza.
Il risultato di tutto questo è la mancanza di uno sviluppo economico regolare, la formazione di un sistema di assistenzialismo cronico dove si garantisce semplicemente la sopravvivenza, e l’installazione di un clima di paura e rassegnazione dove a farne le spese sono soprattutto le generazioni più giovani.
Per fortuna esistono alcune realtà che cercano di lottare contro questo sistema, realtà che però , ho notato, il più delle volte agiscono isolate ed hanno difficoltà anche a collaborare tra di loro.
In questa carovana è stato un piacere conoscere questo gruppo della Gurfata, ragazzi e bambini di grande energia e volontà che stanno cercando un strada nuova per la loro vita proprio a Locri che è una delle città con più problemi.
E’ commovente vedere come si impegnano e si responsabilizzano, sia pure nella loro giovane età, quando presentano i loro spettacoli.
Sono chiaramente all’inizio, ma già dimostrano qualità tecniche molto buone.
Lavorare con loro è stato veramente stimolante , e prendevano tutto con molto interesse quello che noi proponevamo. Sicuramente bisognerà continuare a collaborare con loro per non lasciarli soli nella loro fatica..
Un momento molto intenso per me è stato anche la partecipazione a quella grandiosa manifestazione contro la mafia del 21 marzo a Polistena, organizzata dall’ass. Libera.
I dati dicono 30/40.000 persone , forse di più.
La stragrande maggioranza giovani. Un segno di speranza.
Siamo andati coi ragazzi del gruppo la Gurfata ed abbiamo presentato nella stessa piazza anche i nostri spettacoli. Credo sia stato un momento importante sia per noi , sia per loro.
Un ultimo mio pensiero che va oltre questa carovana.
Ho deciso, perché mi accorgo che mi sta diventando sempre più faticoso, che questa è l’ultima carovana che organizzo. Spero , nel corso dei dodici anni di attività in questo senso, di aver anche stimolato in altri amici e colleghi la passione per questo tipo di iniziative. Resto comunque a disposizione per dare una mano a tutti quelli che vorranno contìnuare per questa strada.