CAROVANA DE LA RISA

MEXICO 2005

 

Partecipano:

 

Ciria Gomex 

Salvador Puche

Pierpaolo Di Giusto

Eduardo Gonzales

 

 

Grazie al Festival di burattini Monica Day

 

Storia della Caravana de la Risa en Chiapas

 

Nel Marzo del 1995, dopo che l’esercito messicano violava la legge per il dialogo e attaccava le comunità indigene del Chiapas, Messico, si organizzarono i Campamentos Civiles por la Paz, con la idea di non far entrare l’esercito nelle comunità indigene e per informare la società civile di quello che realmente succedeva nella zona zapatista; in questo primo Campamento civil por la Paz c’erano , studenti, membri di organizzazioni civili e un gruppo di teatro e burattini .

La vicinanza a questa gente che abita in una situazione precaria, con un alto sentimento della dignità della vita ci portò ad offrir loro il nostro spettacolo nella stessa maniera che lo abbiamo fatto da trent’anni ad operai, contadini e gente emarginata. Era nostro obiettivo fare amici per quando avremmo passato le vacanza in Guatemala, avremmo avuto un luogo dove dormire..

In Italia, partecipando al Festival Internazionale “ Burattinarte”, davanti ad un bicchiere di vino piemontese, Claudio Giri, Consuelo Conterno, Pierpaolo Di Giusto e noi ,abbiamo fatto un brindisi alla prossima volta in Mexico.

“Musica, burattini, giocolieri, clown a mucchi, al prezzo di un decimale, come mai si era visto in questa Capitale”.

Ci inventammo la 1a. Muestra Internacional de Arte Escénico Popular e la 2a. Caravana de la Risa. Artisti di differenti nazionalità, Italia, Messico e USA, presentarono i loro spettacoli in forma gratuita, umanitaria. Con la vendita dei loro spettacoli a Città del Messico , pagammo parte delle spese della Carovana. Esseri umani che sanno far ridere e si ridono della miseria e del potere come tanti altri lo hanno fatto in differenti epoche.

La vicinanza a Roser Vilá (abbiamo dormito nel suo ufficio), la presentazione dei nostri spettacoli nei campi di rifugiati della guerra dei Balcani in Slovenia, ci fa sapere dell’esistenza di Payasos sin Fronteras e ci porta ad unire le nostre forze a questa ONG delle Arti . Payasos Sin Fronteras ha portato appoggio economico alla seconda e alle altre Caravanas de la Risa ed è stato molto importante. Come si dice nelle manifestazioni: ¡Ese apoyo sí se ve! ¡Ese apoyo sí se ve!

Il mestiere del giullare, come la società, ride, fa scherno di tutto, si fa maturo burlandosi di se stesso e di questo vive, giocando con la vita, cantando alla miseria, ricevendo in solidarietà un suolo dove dormire, un piatto di fagioli, tortillas, peperoni e caffè.

La Caravana de la Risa che oggi è giunta alla 11A edizione, è passata dal vivere dallo stato di guerra allo stato di resistenza, resistenza delle Comunità. Per noi è stato un processo di conoscenza, abbiamo imparato a lavorare in gruppo, abbiamo collaborato con diversi artisti per realizzare attività artistico-umanitarie con lo spirito di Payasos sin Fronteras.

Nelle Comunità indigene ci conoscono e per strada abbiamo ascoltato il grido dei bambini e il silenzio da 10 anni in qua. Ci salutano gli adulti e a volte ci sollecitano per andare a presentare lo spettacolo in altri villaggi.

Nelle prime Carovane i sodati ci puntavano sul nostro veicolo mitragliatori e videocamere e fotografie individuali per “l’album familiare” del soldato del posto di blocco all’inizio del territorio delle Comunità.

Fare il bagno in un rio, ballare con cento bambini al suono della marimba, cantare La del Moño Colorado, mangiare con allegria.

Nella Selva, in montagna, col freddo o con un caldo infernale, per strade piene di buchi abbiamo vissuto La Caravana de la Risa; all’inizio quasi disciplina militare, poi, disciplina di risate.

Ci siamo avvicinati come amici ai partecipanti della Caravana de la Risa e ci ha fatto conoscere la nostra miseria e la nostra ricchezza e molte altre cose, ci ha portato di fronte a migliaia di persone questa Caravana de la Risa a Chiapas.

Abbiamo fatto spettacoli per mille, cento, decine, otto o dieci persone, dove quello che conta di meno sono i numeri.

Gli artisti all’improvviso hanno creato La Caravana de la Risa: Moshe Cohen, i Giullari del diavolo (Enrico, Lucio e Stefano), Urana (altro pianeta veramente), Mapi Sinibaldi, Andreas L’astronauta, Paz y Alice (gruppo Pelele), Eder; Kiko y Pabla (Karromatto), Marco Neri, Luca Regina, Bruno Leone, Hugo, Alma, Lalo, Olga, Adriana, Pancho, Beto Hinca, Marcelo Peralta

Nelle diverse Caravanas de la Risa hanno partecipato artisti dall’ Italia, Germania , Francia, Spagna, Repubblica Ceca, USA, México, Brasile, Portogallo. La qualità degli spettacoli e il numero degli artisti avrebbe supposto costi enormi. Nessuno è stato pagato per il suo lavoro. Giocolieri cantastorie, Clowns, Acrobati, Musici, Burattinai; artisti popolari del secolo venti e ventuno che offrono il loro lavoro gratuitamente affinchè “nessun bimbo resti senza un sorriso”.

Artisti stranieri e del paese hanno donato il loro lavoro per finanziare la Caravana: Tortell, Moshe, Claudio, Grupo Tinglado, Tlacuache Títeres, Brujerías de Papel, Leonardo Kosta, Tribu...

La Caravana de la Risa, si è estesa agli stati di Oaxaca, Puebla e zone marginali di Città del Messico.

Siamo riusciti nella realizzazione delle Caravanas de la Risa, grazie ai nostri generosi amici.

Da quest’anno la Caravana de la Risa è cambiata.

Abbiamo iniziato i laboratori di burattini per i promotori di educazione (così chiamano i maestri in Chiapas).

Continueremo con quelli.

Inizia una nuova tappa.

 

Grupo Saltimbanqui.

 

Carovana della Risata Messico 2005

 

 

 

Ciria, Salva, Pierpaolo ed Eduardo al Caracol Francisco Gomez

 

 

Domenica 6 Marzo

La Carovana della risata – Mexico 2005 inizia la sua attività al festival Internazionale de Titeres de Coyoacan a Città del Messico per raccogliere i fondi necessari.

Lunedì 7 partenza.

Il programma è diverso rispetto gli anni scorsi in quanto è prevista la visita a sole tre Comunità del Chiapas, (più un intervento nello stato di Oaxaca), ma con permanenza di più giorni per Comunità per fare, oltre allo spettacolo, anche laboratori con i maestri delle nuove scuole autonome.

Si carica la camionetta di tutto quello che serve, Eduardo alla guida, davanti anche Ciria e Pierpaolo e Salvador dietro assieme a tutti i bagagli e le provviste.

Sono previsti due giorni di viaggio.

Martedì 8

In serata arrivo a San Cristobal della Casa.

Mercoledì 9

Al mattino a fare altre provviste al mercato mentre Eduardo va a far visita alla sede di Enlance Civil che è l’organizzazione che ha tenuto i contatti fra noi e le Comunità del Chiapas che avremmo dovuto visitare.

Prima sorpresa: Enlance Civil dice che solo la Comunità di Oventic è stata avvisata del nostro arrivo.

Non ci perdiamo d’animo e al pomeriggio partiamo per la Garruccia (o Municipio Francisco Gomez come si chiama adesso) fiduciosi che non ci saranno problemi visto che la Carovana da dieci anni è sempre passata di là e la conoscono bene.

E’ già buio quando a pochi chilometri dalla nostra meta, a causa dei continui sobbalzi della camionetta per il fondo stradale che è quello che è, la batteria esce dal suo sito, si ribalta e versa l’acido nel motore che dà segni di surriscaldamento. Ovviamente ci fermiamo rimettiamo a posto la batteria e fortunatamente il motore si rimette in moto dandoci la possibilità di arrivare a destinazione. Vedremo domani cosa si potrà fare.

Arrivati, come vuole la prassi, prima andiamo alla Vigilanza a spiegare il perché del nostro arrivo, poi davanti alla Giunta per ripetere le stesse cose.

Ci fanno attendere un po’ per farci sapere la loro decisione .

Visto che i maestri delle altre Comunità vicine non sono stati avvisati, faremo i laboratori per i bambini della loro scuola e ovviamente anche lo spettacolo.

Chiediamo il permesso di poter fare foto e riprese video del nostro lavoro, ci viene negata questa possibilità lasciandoci solo quella di poter fotografare i murales.

Stanchi andiamo a dormire alle 22.30 in una grande capanna dove sono già a dormire altri Campamentisti. La capanna dove siamo ospitati ha

molte aperture e tutta l’umidità che c’è fuori c’è anche dentro.

Dopo un po’ Ciria va a dormire in camionetta e Pierpaolo approfitta della coperta che ha lasciato nella sua amaca per ripararsi un po’ di più . Eduardo e Salvador sono immobili nelle loro amache.

 

Ciria e Salva si allenano al Francisco Gomez

 

Nel mezzo della selva si pensa che di notte ci sia molto silenzio, ma qui invece, fra cani, cavalli, maiali, galli, tacchini ecc. non si riesce a chiudere occhio, ad un certo punto comincia a piovere con il conseguente concerto della pioggia sulle lamiere del tetto.

Chiudiamo occhio solo verso l’alba.

Giovedì 10

Al mattino presto siamo già in piedi, ancora stanchi, abbiamo qualche problema con la scelta del gabinetto per andare a fare i bisogni, ma alla fine ci adattiamo a tutto. Ci incontriamo quindi con i maestri per concordare il nostro intervento e concordano (loro) che è meglio iniziare subito.

Prepariamo il materiale, ma per fortuna da queste parti il “subito” ha un valore diverso rispetto al nostro, per cui abbiamo il tempo di preparaci adeguatamente al laboratorio.

Pierpaolo farà i burattini con i bambini dagli 8 agli 11 anni, aiutato da Ciria e da una maestra, Salvador farà il laboratorio sulle bolle di sapone con quelli più piccoli.

Le due ore passano presto in allegria con il divertimento di tutti anche se i bambini sono un po’ “ribelli” (d’altronde con i padri che hanno non potrebbero essere diversi).

Al pomeriggio Ciria ed Eduardo con una classe di ragazzi più grandi tengono una lezione sui burattini e sui diversi modi per animarli (il maestro ci aveva detto che stavano preparando uno spettacolo su Emiliano Zapata e volevano alcuni consigli e suggerimenti).

La notte consiglia anche Pierpaolo di rifugiarsi nella camionetta per sfuggire all’umidità .Salvador è ospitato nella capanna delle maestre che è

 

Passaggio del guado per arrivare al Caracol Roberto Barrios

 

un po’ più riparata ed Eduardo continua imperterrito a dormire nel solito posto.

Venerdì 11

Colazione al bar del Municipio autonomo rebelde Zapatista- Francisco Gomez- Chiapas , Mexico – Junta del buen gobierno- consejo autonomo- zona selva Tzeltal, come dice l’insegna al suo interno.

Poi iniziano di nuovo i laboratori.

Prima Ciria ed Eduardo con tutti i bambini assieme ripetono la lezione sui burattini fatta con i ragazzi il giorno prima, (i bambini sembrano molto timidi nel farli partecipare, anche solo per tenere un burattino in mano), poi Pierpaolo lavora con il gruppo dei più piccoli a costruire burattini di cartoncino e Salvador con quelli che ha lavorato Pierpaolo ieri a fa il laboratorio sulle bolle di sapone.

La mattinata vola via tranquillamente.

I tre maestri presenti ci chiedono di fare un laboratorio anche con loro.

Per questo , subito dopo, lavoriamo su storie brevissime realizzando teatrini e marionette con il cartoncino.

Alla sera nuovo laboratorio di Ciria ed Eduardo sui diversi aspetti espressivi nel teatro (con i ragazzi più grandi), mentre fuori molte persone stanno giocando a pallacanestro. Questa lezione cattura l’attenzione di tutti i ragazzi della classe e perfino dei giocatori e spettatori della pallacanestro (nel frattempo era diventato buio) che li ritroviamo tutti attaccati alle finestre attenti fino alla fine del laboratorio.

Questo fatto è stato molto bello, come bella è stata anche la fine della serata dove fuori del bar c’è stato un piccolo concerto improvvisato dove si sono alternati agli strumenti (chitarre e flauti) persone della comunità, campamentisti ed Eduardo e Ciria.

 

 

Laboratorio con i maestri al Roberto Barrios

 

Ovviamente con moltissime persone della comunità ad ascoltare fino a tardi.

Nella giornata di oggi siamo riusciti anche a risolvere per il momento il problema della camionetta, trovando un po’ di acqua distillata per la batteria, sperando che ci porti lunedì al primo paese per cambiarla definitivamente.

 

 

Occhi che ci spiano al Francisco Gomez

 

Sabato 12

Al mattino incontro con il maestro che ci ha parlato di come è strutturata

( o come si sta strutturando visto che l’esperienza è partita solo cinque anni fa) la scuola dei municipi autonomi zapatisti.

In questa scuola ci sono tre maestri, uno nato nelle comunità, una maestra di città del Messico ed una spagnola .

Da quello che ho capito gli insegnanti non hanno necessariamente il titolo di studio adeguato, ma sono persone che si sono proposte e, dopo aver partecipato ad adeguati corsi tenuti nelle comunità stesse, hanno iniziato il lavoro (l’aggiornamento con altri corsi è continuo). Il principio è quello che mentre si insegna si impara. I punti fondamentali sono quelli di una scuola democratica e popolare, una scuola dove vengono rispettate le esigenze dei bambini e della comunità, dove si parte dalla esperienza diretta degli alunni e le soluzioni dei problemi si trovano assieme, discutendo. Ovviamente imparano a leggere e a scrivere, l’aritmetica la imparano giocando, sono gelosi delle loro tradizioni, della loro storia, del movimento zapatista. Si fa teatro e si studiano le erbe medicinali. I corsi sono divisi fra quelli che non sanno scrivere e leggere e quelli che lo sanno già, sono divisi anche a seconda dell’età, ma in maniera molto elastica, Non c’è un’età in cui i bambini iniziano la scuola. Quando un bambino lo vuole lo può fare. Si vedono così anche bambini molto piccoli (meno di sei anni) oltre a qualcuno piccolissimo che qualche bambina deve accudire anche durante le lezioni. In questa scuola ci sono due classi al mattino (scuola primaria) e una al pomeriggio per adolescenti ed adulti.

Qui da alcuni anni la vita è in fermento (ci sono molte nuove costruzioni adibite ad uso comunitario, c’è una piccola fabbrica di mattoni, una officina per la riparazione di biciclette, un laboratorio dove si fanno infissi per porte e finestre, c’è anche un trattore , ecc.) e la scuola ne è una dimostrazione.

Ma torniamo a noi. Prima dello spettacolo relax al rio, poi nell’amaca (fa caldo). Quando cala un po’ il sole finalmente portiamo fuori i materiali per lo spettacolo. Decidiamo di metterci vicino al campo di pallacanestro, davanti alla chiesa (costruita nel 2000 in soli tre mesi, praticamente un miracolo!) per avere una bella scenografia alle spalle, rallegrata anche dalle nostre bandierine colorate e per avere vicino un punto corrente per il piccolo impianto di amplificazione che usiamo.

Si portano fuori le panche per le donne, i bambini si sederanno davanti a terra e gli uomini dietro le panche, in piedi. In realtà poi molti bambini staranno seduti sulle panche e gli uomini molto indietro, sul bordo del campo di pallacanestro, ma ad una distanza sufficiente per godersi lo spettacolo. Quando siamo quasi pronti si suona la campana della chiesa per avvisare la gente. Le donne arrivano con i loro bellissimi vestiti della festa e con il fiocco colorato in testa, caratteristico di questa comunità. I loro volti, scuri di carnagione, sono molto espressivi e quando sono tutte assieme , qualcuna con un piccolo in braccio o al seno, c’è un arcobaleno di colori meraviglioso . E’ stato proprio un peccato che la giunta che non ci abbia dato il permesso di fotografare e fare riprese nemmeno durante lo spettacolo (avevamo insistito per questo, ma non c’è stato nulla da fare, avranno avuto le loro buone ragioni di sicurezza ,che si può capire e che comunque rispettiamo). Sarebbero venute fuori delle immagini molto suggestive. Ci mettiamo il cuore in pace e iniziamo lo spettacolo. Salvador intrattiene il pubblico con le bolle di sapone giganti, poi in sequenza Pierpaolo fa la Primavera con i burattini a dito, poi Ciria ed Eduardo lo spettacolo di mani su come un’amicizia può essere rovinata per colpa dei soldi, poi Salvador e Pierpaolo con i burattini tradizionali e la storia del Primo bacio ed infine di nuovo Ciria ed Eduardo con lo spettacolo esilarante dei vermi. Poi tre campamentisti musicisti hanno fatto un piccolo concerto per concludere la giornata.

L’atmosfera durante lo spettacolo era molto bella , i bambini partecipavano rispondendo ai burattini e ci sono state tantissime risate.

Anche noi siamo contenti.

Finale della serata al bar a giocare a domino con i musicisti, poi a dormire, domani partiremo, salutati da un cielo sereno e pieno di stelle che ci fa rimanere per un bel po’ a testa all’insù e a bocca aperta.

 

Lo spettacolo dei vermi al Roberto Barrios

 

Domenica 13

Colazione al bar dove ci viene offerto un piatto di pasta! Al Francisco Gomez i tempi stanno proprio cambiando! Poi partenza, fermata a Ocosinco per cambiare la batteria, prendiamo la direzione di Palenque, (per strada ci fermiamo a Toninà a vedere una piramide Maya) dove pernottiamo.

Lunedì 14

Cerchiamo un po’ la strada per il Caracol Roberto Barrios che non dovrebbe essere molto distante da Palenque, ma chiedendo informazioni ci danno indicazioni contrastanti. Alla fine troviamo la strada.

Per arrivarci dobbiamo guadare un fiume, tutti a terra (od in acqua) per spiegare ad Eduardo, rimasto al volante, il percorso migliore per arrivare all’altra sponda. Arriviamo all’inizio del villaggio (nel mezzo della selva) dove c’è il centro comunitario circondato da una rete. Dall’altra parte della strada ci sono il dormitorio e la cucina per i campamentisti, un piccolo ristorante ,un piccolo negozio di artigianato delle donne (ovviamente tutte capanne di legno).

Più in là ci sono i gabinetti (molto puliti per gli standard abituali di qua).

Più in là il Centro Medico ed in fondo continua il villaggio.

Anche qui non sanno niente del nostro arrivo, comunque ci conoscono perché l’anno scorso la Carovana ha fatto uno spettacolo anche qui.

Alla porta del Caracol ci sono due guardie “tapados”.

Spieghiamo le ragioni del nostro arrivo e ci fanno aspettare prima di entrare nella stanza della Giunta.

Intanto i campamentisti ci offrono la cena, ma proprio in quel momento ci dicono che la Giunta ci aspetta.

Lasciamo a malincuore i piatti caldi (poi li ritroveremo, ma freddi). Entriamo e anche qui troviamo altri “tapados” mi sembrano giovani, rispieghiamo il perché del nostro arrivo e subito ci ringraziano molto cortesemente per quello che saremmo andati a fare, ci dicono che avviseranno i maestri delle comunità vicine che saranno lì per le 9 della mattina seguente e ci invitano per il mattino dopo a far colazione nella cucina comunitaria. A pranzo facciamo amicizia con i campamentisti che sono: tre italiani, (un ragazzo maschio e due femmine) due ragazze spagnole , un francese ed una ragazza argentina.

La sera è molto umida anche qua, anche se il nostro dormitorio è in muratura (sarà la futura scuola professionale). Però ci sono grandi aperture per le finestre e non ci si ripara molto. In un’altra stanza ci sono due francesi che tengono dei corsi per conduttori radiofonici. Qui si fanno anche corsi di compiuter e perfino per guidare le auto. Si sta costruendo una casa in muratura per i futuri insegnanti della scuola professionale.

Nel corridoio, la notte , fanno da guardia altri due “tapados”, giovanissimi, gentili, che ogni tanto anche si divertono fra loro.

 

Spettacolo del Primo Bacio al Roberto Barrios

 

Martedì 15

Al mattino aspettiamo i maestri che devono arrivare per prender parte al laboratorio. Arrivano verso le 11/12 per cui decidiamo di iniziare il laboratorio alle ore 15. Fa molto caldo e andiamo un momento al rio. Ci sono tantissimi pesci piccoli che non hanno paura ad avvicinarsi.

Alle ore 15 , puntuali iniziamo il laboratorio con 7 fra maestri e maestre. Poi se ne aggiungeranno altri.

Sembrano molto timidi, insegniamo loro a costruire dei burattini con il cartoncino affinchè possano poi loro insegnarlo ai bambini. Il lavoro lo svolgono bene, hanno molta capacità e fantasia.

Alla fine diamo loro appuntamento per il giorno dopo alle 9 di mattina per andare alla scuola del villaggio perchè possano fare con i bambini quello che hanno imparato con noi.

 

 

Spettacolo dei maestri al laboratorio del Roberto Barrios

 

Mercoledì 16

Arrivano altre maestre, ora sono in 14 .

Alle 10 siamo alla scuola elementare che si trova in una parte del villaggio un po’ più distante, vicino ad una chiesa vecchissima (dicono che quando è stato costruito il villaggio la chiesa c’era già).

Attaccata c’è anche la scuola materna.

All’inizio abbiamo sempre alcuni problemi di comunicazione con i maestri nell’organizzare il lavoro, ma poi rimaniamo stupiti nel vedere come lavorano bene tutti. Ogni maestro si prende cura di alcuni bambini e l’ambiente è sereno, tranquillo , interessato e partecipativo. La più grande soddisfazione è constatare che non siamo indispensabili, così ci mettiamo in un angolo ad osservare, a fare foto e riprese video del lavoro (qui ci hanno dato il permesso). Ci sono una trentina di bambini, tre maestri che ieri non avevano partecipato al nostro laboratorio lavorano a parte con Ciria, la maestra della scuola sta anche lei in disparte , forse per dar la possibilità ai suoi colleghi di lavorare meglio con i bambini.

Ritorniamo al nostro campo soddisfatti soprattutto per l’autonomia dimostrata dai maestri e dal loro modo di lavorare con i bambini, gentili, tranquilli e precisi.

Alle ore 15 nuovo incontro, si aggiungono altre due maestre. Siamo a quota 16, qui, i maestri sembrano tutti abitanti delle comunità.. La giunta ha fatto un buon lavoro nell’invitare tanta gente.

Prima insegniamo loro a costruire un altro tipo di burattino col cartoncino, poi si dividono in cinque gruppi per realizzare alcune storie . Come sempre nel momento di organizzare il lavoro sembra che non ci capiamo ma poi il lavoro parte molto bene. Scelte le storie, (della loro tradizione orale) costruiscono i burattini, e ci fanno vedere come le avrebbero realizzate.

Alla fine di ogni storia diamo qualche indicazione su come migliorarle.

Appuntamento al mattino dopo per terminare il lavoro.

 

Laboratorio dei maestri con i bambini del Roberto Barrios

 

Giovedì 17

Il lavoro di oggi consiste nel mettere a posto le storie di ieri.

Il tempo non è dei migliori, piove.

Lavoriamo bene, alcuni gruppi sviluppano di più l’animazione dei burattini, altri imparano a memoria le loro parti e come sempre dimostrano autonomia nel lavoro e tanta buona volontà.

Manca ancora qualcosa affinchè possano arrivare a rappresentare bene il loro spettacolo (alcuni giorni in più non sarebbero stati male), ma credo abbiano sperimentato sufficientemente come si possono raccontare storie con differenti tecniche di animazione. Alla fine del lavoro, altro momento importante è stato quello che ognuno di loro e ognuno di noi ha detto le sue impressioni sul lavoro svolto.

Il prossimo anno credo che la Carovana ritornerà per continuare il lavoro .

Pomeriggio.

Preparativi per lo spettacolo.

Continua a piovigginare e bisogna trovare un luogo al coperto, con sufficiente luce e grande da poter accogliere tutto il pubblico.

Si decide per la capanna dove dormono i maestri. E’ buia ma ci sono due lampadine che poste sopra i teatrini possono rendere lo spettacolo visibile.

Quando tutto è pronto , ci sono i maestri, ci sono gli amici campamentisti, alcuni adulti, ma mancano i bambini.

La maestra dice che sono stati avvisati.

Decidiamo di andare a fare un giro per il villaggio per chiamarli.

Con campanelli , tamburi e flauti, usciamo e andiamo verso la parte più abitata del villaggio. Tutta la gente esce a vedere cosa succede ma nessuno ci segue.

Un bambino ci dice che non viene perché non è d’accordo con i Caracoles i municipi autonomi zapatisti (spesso nelle comunità zapatiste vivono anche indios contrari alle loro idee).

Arrivati in fondo alla strada torniamo indietro e alcuni bambini ci seguono, passiamo davanti alla casa del bambino che non voleva venire e ci segue anche lui assieme ad altri della sua famiglia.

 

Pierpaolo ad Oventic

 

Ritorniamo sul luogo dello spettacolo con un numero discreto di bambini ed adulti e così possiamo iniziare, anche perché si sta facendo sera.

Salvador inizia con le bolle di sapone, la situazione è perfetta, l’umidità giusta ed infatti vengono fuori bolle come mai erano riuscite negli spettacoli precedenti.

Funzionano bene anche tutte le altre storie che presentiamo, ci sono tante risate e tanta partecipazione.

All’ora di cena la Giunta ci chiama (dobbiamo lasciare di nuovo i piatti caldi sul tavolo) per ringraziarci per il lavoro svolto e ci invita a tornare dicendo che le loro porte per noi sono sempre aperte.

 

 

Bambini del laboratorio a Piña Palmera

 

Venerdì 18

Ritorniamo a San Cristobal.

Sabato 19

Eduardo va da Enlance Civil per vedere se tutto è a posto per Oventic e gli dicono che i maestri sono stati avvisati e che ci aspettano.

Andiamo a comperare un po’ di cartoncino colorato e colla (che costa un occhio della testa) per il laboratorio. Speriamo sia sufficiente. Poi partiamo, in poco più di un’ora siamo ad Oventic.

Nello spazio comunitario ci sono molte nuove costruzioni con tanti murales bellissimi.

Solita trafila, ci si presenta un indios sul portone che va a chiamare un altro che ci dice di aspettare.

Aspettiamo nel piccolo bar, un po’ ristorante, un po’ negozio di CD, un po’ negozio di artigianato, dove sono esposte anche foto, calendari , ecc., comunque sempre materiali promozionali delle lotte zapatizte.

Dopo un po’ di tempo arriva un “tapado” e ci dice di seguirlo, entriamo in una stanza dove ci sono altri due col volto coperto. Sono estremamente gentili. Spieghiamo il nostro motivo della visita e diciamo che i maestri ci stanno aspettando. Da lì ci fanno entrare nella stanza della “Giunta”.

Anche qui volti “tapados”, sempre molto gentili, ai quali ripetiamo le stesse cose.

La “Giunta” ci fornisce di un lasciapassare e ci consiglia di andare a parlare con i coordinatori dei maestri in una casa in fondo al villaggio.

Ne troviamo uno che…sorpresa…ci dice che non sa niente, che nessuno è stato avvisato e che i maestri, essendo iniziate le feste della settimana santa

sono già partiti tutti..

Per cui niente laboratori con i maestri.

Proponiamo allora di fare almeno lo spettacolo, ma ci dicono che è meglio rinviare tutto.

Delusi torniamo a San Cristobal con il proposito di chiarire con Enlance Civil il perché di questi disguidi, ma l’ufficio è già chiuso e domani è domenica.

Decidiamo di partire allora per Mazunte , nello stato di Oaxaca, villaggio sul Pacifico colpito anni fa dall’uragano Paulina, dove come consuetudine, da diversi anni la Carovana porta lo spettacolo.

 

Spettacolo delle mani al Roberto Barrios

 

Domenica 20 e Lunedì 21

Viaggio dal Chiapas allo stato di Oaxaca.

Martedì 22

Andiamo a Piña Palmera, località vicino a Mazunte dove si trova un centro per ragazzi handicappati a proporre di fare un laboratorio di burattini ed uno spettacolo.

Ci chiedono l’intervento per il giorno dopo.

Mercoledì 23

Alle ore 11 arriviamo al centro, prepariamo lo spazio e i materiali per il laboratorio. Ci sono già diversi bambini e ragazzi. Nonostante avessimo spiegato che si trattava di un’attività manuale ci portano anche altri ragazzi in carrozzella con problemi gravi, accompagnati o da parenti o da assistenti del Centro che li aiuteranno (od in alcuni casi costruiranno il burattino per loro). Il laboratorio si svolge bene, ci sono dei bambini che sono autonomi, altri che hanno bisogno di aiuto, altri ancora stanno semplicemente con noi in una atmosfera bella, allegra e laboriosa.

Contenti di come abbiamo fatto il laboratorio, subito dopo allestiamo lo spazio per lo spettacolo e , anche se il pubblico non è molto numeroso, l’attenzione e la partecipazione dei bambini e dei ragazzi con problemi, ci commuove.

E qui finisce l’attività della Carovana de la Risa Mexico 2005.

Giovedì 24 Venerdì 25

Due giorni di relax a Mazunte e dintorni, crediamo meritati.

Sabato 26

Ritorno verso casa con pernottamento nella città di Oaxaca.

Domenica 27 (giorno di Pasqua)

Restiamo a Oaxaca per evitare il sicuro intasamento delle strade a Città del Mexico per il rientro dalla settimana santa.

Lunedì 28

Arrivo a Città del Mexico.

 

Bolle al Roberto Barrios

FINE

Pensieri

 

di Salvador

 

“Caracol, col,col, saca los cuernos al sol” dice asi la letra de una canción para niños española. Caracoles es el nombre que le dan a las comunidades del EZLN (Ejercito de Zaatista de Liberación Nacional) puede sonar fuerte esta sigla, y puede resultar violento cuando llegas a las comunidades y dos tipos con el pasamontañas te piden los documentos de identificación y te preguntan a que has venido hacer aqui. Después de unos instantes, no sirven ni siquiera un minuto, te das cuenta de lo educados que son y que estos hombres y mujeres detrás de un pasamontañas son tranquilos y algunos timidos, no ves violencia por ninguna parte, las miradas son serenas, no hay prepotencia.

Explicamos lo que hemos ido a hacer alli. Somos titíriteros, dos mexicanos, uno italianoy uno español (agradezco que me incluyan como titiritero, pues soy un poco primerizo en este campo en comparación a ellos) y que nos gustaría hacer talleres de construcción y uso de títeres con los “progamadores culturales” que es como llaman alli a los maestros. Escuchan pacientemente nuestra propuesta. Cuando hemos terminado nos dicen de esperar fuera que deben decidir. Esperamos y después de un ratito, 50 minutos más o menos, nos dicen que si que no hay problemas, que somos bienvenidos y que avisarán a los programadores culturales para el día siguiente”. Este fue el segundo encuentro que tuvimos con los zapatista en este viaje, y al igual que en el primero, en La Garucha, no vivimos ningún momento de hostilidad.

Pero seria mejor conmenzar por el primero. Lo cierto es que las emociones vividas en la primera comunidad fueron las que más me impactaron, pues habituado a las comodidades de nuestros tiempos, encontrar un lugar donde se cocinan con leña, se duerme en hamacas o en tablones, se come lo que consigue o se tiene y bueno se hacen las necesidades fisiologicas, sobre todo cargar, en letrinas de otros tiempos, un agujero en el suelo, sin nada donde agarrarse, no es que sea muy cómodo, pero a todo se habitua uno después de un “ratito”. Fue interesante conocer la forma de vida y sobre todo profuncizar en el sistema educativo que tienen. Nos lo contó Carlos un educador que vivia alli: “Aqui partimos de la idea que la educación tiene que adaptarse a la realidad del lugar y de esta gente, pues es muy difícil plantear un sistema educativo literario, teórico, donde se estuadian materias que no se encuentran en la vida cotidiana. Cuando entramos en las comunidades y se propuso de crear escuelas, hace 5 años, hablamos con los consejeros y pedimos que decidieran ellos el sistema y los tiempos que invertir en educación, dieron más tiempo del que nosotros habíamos pensado y se dio prioridad a alfabetizar a la gente, que supiera leer y escribir, después se propuso que se estudiaran las cosas relacionandolas con lo cotidiano, por ejemplo: las matemáticas se usan diariariamente y les gusta mucho, para el cultivo, cuantos platos de maiz vienen de un tal número de semillas, medidad de terreno para cultivar, metratura para las casas, ect...

Después las otra materias las adaptamos al resto, como se arreglan las cosas, o como se cultiva un cierto tipo de planta, conocimiento de plantas, animales, como se usan ciertas herramientas que tenemos, siempre buscamos en libros y luego lo ponemos en práctica. Una cosa importante que tenemos cuando enseñamos es proponerlo en forma de juego, para que los niño no se aburran” .

En otra comunidad pude leer el programa educativo y me confirmo lo que me contó Carlos.

De toda esta experiencia tengo que decir que se vivieron momento bastante màgicos, despuès de estar mediodìa con los programadores culturales para mostrarles como hacer tìteres, fuimos a la esccuela e hicieron los títeres con los niñ@s. Fue fantástico ver como metían en práctica todo lo que habiamos hecho.

La serenidad que se respira en estas comunidades te contagia y te llevan a hacer todo con calma.

Creo que fue todo bien porque estuvimos bastante unidos durante la experiencia, Eduardo y Ciria nos hicieron sentir como en casa desde el primer momento y Pier y yo congeniamos bien en el trabajo. Sobre todo porque no salio todo como se penso o programo desde un principio, ya que en la última comunidad que debiamos visitar, que según la asociación que tenia que avisar les habian pasado el comunicado, no sabian nada y una vez alli tuvimos que volvernos. Y bueno después de hacer un viaje tan largo pues desanima, y es que en este tipo de experiencias “hay que coger (y que los mexicanos no me mal interpreten) las cosas como vienen”.

Asi que nos encontramos en la pròxima caravana de la risa.

 

 

Pensieri

 

di Pierpaolo

 

 

E’ la terza volta che torno in Chiapas con la Carovana de la Risa.

La prima nel 1996 solo due anni dopo il “levantamiento” quando erano ancora forti gli aspetti politici della rivolta ed erano in corso le trattative di pace di Sant’Andres. Ho visitato in quell’ anno posti come La Garruccia, Oventic e la Realidad , tre villaggi simbolo in quel periodo.

Sono tornato nel 1998 in altri villaggi come Acteal, Xoyep, Pollhò, villaggi dove la sofferenza era presente in maniera molto cruda (la strage di Natale tre mesi prima del mio arrivo ad Acteal, i campi dei rifugiati di Pollhò e Xoyep).

Sette anni dopo gli amici messicani Ciria ed Eduardo del Grupo Saltimbanqui (organizzatori della Carovana della Risata) mi vogliono ancora con loro.

Sono proprio curioso di vedere come è cambiata la situazione. E la situazione nei villaggi in Chiapas è cambiata moltissimo.

Premetto che questi miei pensieri sono il frutto di una visita di non molti giorni, per cui abbastanza superficiali e basati solo sulle cose che ho visto direttamente.

Ora è il momento per le Comunità autonome di costruire il loro futuro.

Ho visto molta attività sia nelle Comunità della selva sia in quelle degli altos, molta voglia di uscire dalla miseria profonda in cui si trovavano e che nessuno dei governi di quel Paese ha mai cercato di estirpare.

Sono operative le cosiddette GIUNTE DEL BUON GOVERNO.

Si capisce che sono in corso d’opera molti progetti.

Ho visto molte costruzioni e strutture comunitarie nuove, nuovi e bellissimi murales, scuole con programmi educativi molto interessanti e maestri motivati, biblioteche, cooperative di artigianato, ambulatori, bar, officine, una piccola fabbrica di mattoni, ho visto trattori per lavorare la terra, inoltre fanno corsi e laboratori di ogni tipo, corsi di compiuter, di conduttori radiofonici, imparano a guidare le auto, ecc… tutte cose che sette anni fa non esistevano, si vedono molte persone che lavorano e molte che si riuniscono nelle capanne per organizzarsi. E anche noi nel nostro piccolo abbiamo cercato di inserirci in questo vento che sta spirando molto forte. Rispetto agli anni passati dove presentavamo solo gli spettacoli in segno di solidarietà per la situazione in cui si trovavano, quest’anno abbiamo cercato di dare il nostro contributo nella costruzione di questo loro nuovo mondo, aiutando i maestri ad aggiornarsi sulle tecniche teatrali (che hanno un posto importante nei loro programmi scolastici) ed in particolar modo sul Teatro dei burattini. Visto l’interesse credo che nei prossimi anni la Carovana della risata continuerà su questa strada.

Oltre a questo, però ho pure visto qualche segnale della globalizzazione economica, nei loro negozietti si vendono anche molti prodotti industriali, Coca Cola, prodotti della Nestlè, sigarette Malboro, ecc. tutti prodotti di multinazionali che “noi” consideriamo antagoniste al “nostro” modo di vedere il mondo, però c’è anche da dire che gli Indios questi prodotti non li possono comperare per quello che costano e che normalmente li comprano le persone delle Ong che sono presenti lì per portare avanti progetti di solidarietà. D’altro canto ho visto però che vendono anche altre cose prodotte direttamente da loro (buonissimi i gelati di frutta) . Così come ho notato la grande promozione della loro lotta che fanno attraverso i souvenirs (magliette , CD, manifesti, ma anche penne, portachiavi, e altri gadget).

Ho anche visto molta plastica che per essere distrutta la si bruciava (e si sa che bruciare la plastica non fa molto bene all’ambiente).

Questi aspetti ci hanno fatto discutere molto all’interno della Carovana. Sicuramente sono marginali rispetto a tutto quello che di positivo sta succedendo.

Non è il caso di dar giudizi, gli Indios si stanno costruendo una nuova realtà molto velocemente e sicuramente sapranno anche correggere la rotta se lo riterranno necessario.

 

 

Pensieri

 

di Ciria

 

In questi viaggi verso il Chiapas, quasi sempre mi assale l’idea che sia l’ultima Carovana alla quale personalmente collaborerò, un po’ per fatica e un po’ per l’età, forse.

Stimo molto lo sforzo che fanno gli amici quando vengono a condividere il loro lavoro con noi, tutto quello che rappresenta, le emozioni del viaggio, gli amici che torno ad incontrare nelle località alle quali sempre ritorniamo , quello che faremo durante la nostra marcia e soprattutto il pubblico, che sempre è stato tanto ospitale che io già mi sento come a casa.

Questo viaggio che è stato già l’undicesimo, mi ha fatto riconsiderare molto che l’obiettivo del lavorare per le Comunità solo come artista e dar spettacoli non sia il solo motore fondamentale della Carovana.

Mi ha sorpreso molto il lavoro di laboratorio che in poco tempo abbiamo fatto nella Comunità Roberto Barrios.

Pierpaolo, Salvador, Eduardo e i ragazzi promotori di cultura (come si chiamano qui i maestri) mi hanno insegnato che con elementi semplici si possono realizzare e riprodurre storie delle differenti Comunità.

Nonostante questo in teoria era qualcosa che già sapevo, non lo avevamo portato avanti in passato , e la risposta è stata così stimolante da ripropormi di proseguire con questo sogno che è la Carovana della Risata.

Con questo, analizzo che il tempo vola e che i bambini che ho conosciuto già sono giovani svegli, una meravigliosa generazione. Qui divento sentimentale, mi sento fortunata di essere testimone del veder crescere questo bellissimo albero.

Alla fine riprenderò la mia medicina per la prossima escursione: una buona dose di tolleranza, pazienza, disciplina e pazzia.