CAROVANA DELLA RISATA Serbia 2006
Hanno partecipato:
Sara Goldoni
Salvador Puche
Amilcare Dolimano (Santosh),
Alberto Di Giusto
Pierpaolo Di Giusto
PREMESSA
La Carovana della risata – Serbia 2006 è nata in maniera un po’ differente dalle altre carovane.
Normalmente nelle precedenti si collaborava solo al progetto di una unica organizzazione, mentre questa volta siamo andati a collaborare con ben quattro organizzazioni diverse.
La cosa positiva di questo fatto sta nell’aver potuto incontrare e conoscere situazioni anche molto diverse le une dalle altre, mentre la cosa negativa sta nel fatto che si è fatto quattro volte più fatica ad organizzarla (infatti abbiamo tenuto i contatti con ben quattro progetti diversi).
Lo stimolo è partito dal viaggio che ho fatto assieme all’Associazione Un bambino per amico di Gualtieri (R.E.) a cavallo di capodanno 2006 per visitare i due orfanotrofi che l’Associazione stessa contribuisce a sostenere, in particolar modo anche con l’organizzazione di laboratori teatrali per i bambini, tenuti da attori serbi.
Inoltre tramite il contatto con il Teatro Pinokio , teatro dei burattini di Belgrado abbiamo conosciuto a Zemun (quartiere di Belgrado di 150.000 abitanti) la realtà dei rifugiati (il 90% della popolazione) e del campo profughi ancora esistente.
Infine doveva essere cosa ovvia riprendere i contatti con la Città di Cacak tramite l’Associazione Costruire il Futuro e con l’Associazione Velikimali di Pancevo, realtà con le quali avevamo già collaborato in precedenti Carovane.
In 9 giorni abbiamo fatto sette spettacoli per un totale di 1600 spettatori, e 12 laboratori tra laboratori di burattini, di giocoleria e di bolle di sapone giganti sia con bambini sia con operatori adulti, coinvolgendo circa 180 partecipanti
DIARIO DELLA CAROVANA DELLA RISATA-SERBIA 2006
09/03
Salvador da Padova dove abita va a Guastalla (Reggio Emilia) a prendere il furgone, poi passa per Modena a prendere Sara, quindi ripassa per Padova a prendere Santosh e i materiali e alla sera arrivano ad Udine.
10/03
Ore 7.30 partenza. Appena dentro l’autostrada, il furgone comincia ad avere problemi, il motore poco a poco muore.Viene prelevato col carro attrezzi e portato in officina.
Ci viene detto che non ci sono problemi di sorta. Viene cambiato il filtro del gasolio e ripartiamo .
Il viaggio procede tranquillo,ma con 3 ore e mezzo di ritardo sulla tabella di marcia. Arrivati in Slovenia, ci troviamo in mezzo a bufere di neve, per tutta la Croazia pioggia in continuazione.Anche in Serbia la situazione è piuttosto umida e piovosa, comincia a fare buio. .Arriviamo a Cacak, all’ hotel Beograd, a mezzanotte, ci riceve Boban fratello di Vera dell’Associazione Costruire il futuro, e ci aiuta a mettere il furgone al sicuro (ha lo sportello posteriore che non si chiude), dietro casa sua. E’ un ragazzo molto gentile e premuroso, e parla inglese e un po’ italiano. Stanchi, ci incamminiamo verso le tre stanze, essenziali ma comode e pulite, sono previsti pranzo e cena per i giorni di permanenza. Siamo affaticati dal viaggio, dalle condizioni metereologiche, dall’ansia per il furgone, dal ritardo, è stato un bel sollievo trovare ad aspettarci la disponibilità e l’ accoglienza di Boban, che con il suo sorriso pacifico ci infonde una certa tranquillità. Sapremo poi che lavora in una ditta che produce lapidi mortuarie, ci regalerà un biglietto da visita con una lapide che porta l’ immagine di una bella modella sorridente.
11/03
Alle 9.30 ci troviamo nella sala d’ ingresso dell’ hotel, abbiamo appuntamento con le Operatrici Pedagogiche dell’Ufficio dei Servizi Sociali, tutte volontaria, che si occupano di iniziative legate a bambini che provengono da situazioni di disagio e difficile integrazione. Sono accompagnate da Sonia, una bella ragazza energica e attenta, dagli occhi scuri e un po’ enigmatici, che sarà la nostra interprete. Le signore hanno un sorriso salomonico, accoglienti, incuriosite, non invadenti. Alcune tentano di essere socievoli, usando l’ inglese, parlandoci di questo o quell’ edificio, non è così facile comunicare, anche perché siamo emozionati. Per fortuna c’ è Sonia, che parla benissimo l’ italiano, avendolo studiato in Italia per anni. Le signore ci scortano ad un appuntamento importante, che abbiamo con il Sindaco, ed è necessaria la loro presenza, nella volontà di conoscere la nostra spedizione, le sue finalità, e…noi.
Nella sala comunale, Pierpaolo, supportato da Sonia, parla in modo chiaro e semplice, illustra le tappe del nostro percorso e i suoi obbiettivi, legati a quelli di “Payasos sin Fronteras” : portare come volontari, in situazioni di disagio, il supporto psicologico dell’ attività artistico-ludica, creare situazioni d’ insieme divertenti, interessanti e di gioco: gli spettacoli e i laboratori.
Il sindaco, dalle maniere semplici, gioviali e un po’ ufficiose, esprime apprezzamento e gratitudine a nome di Cacak; ci tiene però a precisare il ruolo già attivo del comune nel settore culturale, soprattutto nelle situazioni più sfortunate, come nelle strutture di orfanotrofio e disabilità. Ci parla della situazione di Cacak e della sua gente : la guerra, dice, ha infierito pesantemente nella vita della gente comune, a livello psicologico ed economico. Cacak è stata tra le città più bombardate, perché alla periferia esistevano importanti industrie statali, fondamentali per lo sviluppo economico della Serbia. Oltre all’esigenza di un lento recupero psicologico, si unisce il grave problema della disoccupazione.
Terminata la riunione, ci rechiamo ad una grande palestra per iniziare il primo laboratorio (di giocoleria). La palestra è piena di ragazzi con costumi colorati e buffi, di diverse età e provenienza scolastica. I ragazzi ci mostrano con entusiasmo e impegno uno spettacolo di giocoleria, preparato grazie all’ incontro con un gruppo di giocolieri francesi (un allenamento di due mesi, 5 ore al giorno). Sono molto in gamba, l’insegnante, Miriana, creativa tuttofare, ci chiede di battere le mani, per incoraggiarli…ci sentiamo un po’ scemi, perché non ci sembra necessario, anzi, gli applausi ci nascono spontanei, vista la bravura dei ragazzi. Miriana ci chiede un parere e una possibile collaborazione, visto che i ragazzi presenteranno lo spettacolo assieme a noi l’ indomani mattina all’ auditorium comunale. Tutti quanti siamo d’ accordo su questo: lo spettacolo è già bello e pronto così com’ è, e l’ ideale sarebbe di rappresentarlo dopo il nostro , per far loro prendere tutti gli applausi della gente del luogo ed essere il gran finale.Tanto più che lo spettacolo termina proprio con un gran finale, in cui tutti quanti invadono la scena, ognuno con il suo strumento di giocoleria, e poi si fa un trenino a cerchio salutando, col sottofondo della musica popolare nazionale.La nostra proposta viene accolta di buon grado. A questo punto Salvador e Santosh iniziano il laboratorio con una gag comica, poi Santosh mostra alcune delle sue pratiche di giocoleria, con i foulard, i cerchi, i box, ecc.I ragazzi sono molto incuriositi e divertiti, e già manifestano la voglia di imparare qualcosa di nuovo…lasciamo loro alla fine gran parte del materiale di giocoleria acquistato apposta grazie al finanziamento dell’Associazione Costruire il futuro di Vera, ne sono ben contenti.
Andiamo quindi a vedere l’auditorium dove il giorno dopo dovremmo fare lo spettacolo, e prendiamo accordi sull’ indomani: è grandissimo, contiene circa 600 persone, siamo sorpresi e un po’ emozionati. Decidiamo con diverse indecisioni la scaletta: Il pezzo a burattini di Pierpaolo, “Primavera”, intermezzo con le bolle di Salva,mentre Sara e Pier abbassano il teatrino, il pezzo coi burattini di Sara, “Pucci Pucci”, intermezzo di Salva sempre con le bolle e conclusione con Santosh Lo spettacolo sarebbe iniziato alle 11, noi saremmo stati in auditorium alle 9, per spiegare al tecnico le musiche e dare un po’ di tempo a Santosh per allenarsi.
Al pomeriggio si svolgono i laboratori di burattini e bolle giganti negli uffici dei servizi sociali. Il posto è piccolo, con uffici e ingresso altrettanto piccoli, ma dovremo ottimizzare lo spazio e arrangiarci. Salvador sarà il primo e dovrà stare in uno spazio diverso da quello di Pierpaolo e Sara, perché farà un gran bagnato con le bolle giganti…Sono presenti i ragazzi della mattina e alcuni bimbi orfani e rom. La situazione è creata per essere, attraverso l’ attività ludica, d’integrazione. L’atmosfera è giocosa e partecipativa, si realizza l’ acchiappabolle, e il burattino di cartoncino.
Sonia naturalmente è un ottimo aiuto, ma non è così difficile farsi capire, mostrando le fasi di costruzione del burattino una ad una. I bimbi inizialmente più riservati non hanno timore nei nostri confronti, nel chiedere a gesti il nostro aiuto o parere , le bimbe rom, inizialmente un po’ timorose nell’ agire, creano i loro burattini meticolosamente . E’ divertente fotografare quest’ immersione nei colori dei personaggi creati, e delle emozioni del gioco, ci pensa Alberto, il “paparazzo” del gruppo, che non ha mancato di documentare nulla, nemmeno l’arenaggio iniziale del furgone a Udine. Le volontarie partecipano attivamente e manifestano apprezzamento, alcune realizzano un loro burattino, aiutando anche i bambini, altre hanno un po’ la tendenza a fare le cose al posto dei bimbi.
12/3
Stamattina in teatro non c’ è nessuno ad aprirci, il tempo è piovoso e siamo un po’ irrequieti, insieme alla masnada dei ragazzi che faranno spettacolo insieme a noi. Finalmente arriva il tecnico, si entra e cominciano i preparativi, anche quelli psicologici. I ragazzi sono tanti e dovranno stare in massa dietro alle quinte, montano un fondale fatto di stoffe di recupero molto colorate, cucite tra loro. Li sentiamo molto complici, tutti attenti che guardano da dietro i nostri pezzi, partecipando emotivamente, attendendo il loro turno. Sembra che lo spettacolo sia piaciuto, ci riferiscono che non è usuale vedere spettacoli di questo genere, come poi ci verrà confermato in altri luoghi.
E’ molto energico Santosh in questa situazione, che riesce a guadagnarsi le simpatie del pubblico oltre che con l’ abilità, anche con un modo di fare buffo, accattivante e popolare.La scelta del gran finale coi ragazzi si rivela appropriata, nell’ ultimo saluto a trenino ci aggiungiamo anche noi facendo una miriade di piccole bolle. Dopo lo spettacolo Miriana propone a Sara di poter continuare anche in futuro l’attività con i burattini. Santosh fa la seconda parte del laboratorio di giocoleria con i ragazzi facendo loro provare strumenti e numeri nuovi.. Nel pomeriggio si svolgono nuovamente i laboratori di Salvador Pierpaolo e Sara all’ufficio servizi sociali, questa volta Salvador si apposta nell’ ingresso, e i ragazzi attorno e su per le scale. Con i burattini viene eseguito un altro personaggio col cartoncino, l’ uccellino, e la situazione è già più amalgamata della precedente,e i bimbi sono più sciolti . Pierpaolo ha imparato a dire “attenzione!” in serbo, “Pasnia” questo lo aiuta a mostrare le diverse fasi, ma anche a far ridere.
Delle signore del comune di Kraljevo (città poco distante da Cacak), vogliono parlare con il resto del gruppo perché interessate ai laboratori di burattini per una struttura educativa in cui lavorano, per bambini di 7-11 anni. Ci informiamo sui problemi di questi bambini, che durante la guerra erano molto piccoli. Ci viene riferito che nonostante siano bimbi che appartengono a situazioni non disagiate, i problemi che ha portato la guerra sono comuni come situazione generale, e hanno bisogno di essere un po’ stimolati nelle motivazioni. .Chiedono la nostra collaborazione ad un progetto, magari per il prossimo anno.
La sera ci troviamo con Miriana, Sonia e altri in Osteria a socializzare e a dirci l’ arrivederci, si creano situazioni divertenti perché Miriana canta una canzone diversa per ogni stato della ex Jugoslavia, per farci capire lo spirito diverso. Sonia si rivela un po’ riservata su molte cose, anche se è sempre molto disponibile, e capiamo che appartiene ad una famiglia benestante. Ai tempi della guerra stava in Italia a studiare e, ci racconta, quando tentò di avvisare i suoi dei possibili bombardamenti, subito non le credettero.
13/3
Non piove più. In compenso, nevica a non finire. Grazie a Boban, riusciamo a trovare il posto dove acquistare le catene da neve, che non avevamo (“clown senza catene”), viaggiamo verso l’ orfanotrofio di Banja Kovjlica. Sono 6 ore di viaggio, siamo piuttosto stanchi e nevica in continuazione, questo porta un po’ di malessere comune, Salvador in particolar modo ha mal di testa e di stomaco. Finalmente arriviamo all’orfanotrofio, i bimbi ci vengono incontro, ci chiedono di Antonio Campanini , il presidente dell’Associaizone un Bambino per amico, ci portano per le scale, in un ufficio troviamo una signora che fila la maglia, la direttrice, facciamo fatica a capirci, in quel momento non c’ è nessuno che parla inglese.
La situazione all’ orfanotrofio di Banja Kovjljca è quella che possiamo osservare e sapere da Antonio Campanini, che con l’ associazione “un bambino per amico” segue progetti con questo orfanotrofio e quello di Belgrado. Un progetto è quello di aiutare i ragazzi di 18 anni anche una volta lasciato l’orfanotrofio, con la costituzione di case di supporto e con il reperimento di posti di lavoro. I bambini e ragazzi dell’orfanotrofio frequentano la scuola giornalmente. In struttura, però, sono lasciati a se stessi; pochi assistenti giovani, si occupano più che altro di guardarli, di essere presenti ogni tanto, ma mancano presenze affettive forti, che uniscano il gruppo, che vivano la situazione emotivamente assieme a loro, che diano un contatto fisico sano, stimoli, che siano un riferimento vero. Esiste il custode, che fa quel che può, controllando più che altro che non facciano guai. I bimbi non hanno pasti regolari, cucinati regolarmente, mangiano quando hanno fame, prendendo in cucina un po’ di pane e quello che trovano; non sono inseriti tra la gente del paese, ma evitati, guardati male, rimproverati. Si concorda con i ragazzi “educatori”, che parlano inglese, di fare spettacolo alle 17.
A Banja Kovjlica Pier e Sara erano già stati gli ultimi giorni dell’ anno, e notano in questa occasione una partecipazione più piena, durante lo spettacolo i ragazzi hanno abitudine di parlare continuamente tra loro, ma dello spettacolo che stanno guardando , indicando, commentando, man mano che vedono, ridendo insieme.Le bolle e la giocoleria suscitano molto stupore e ammirazione.
Lo spettacolo era stato pubblicizzato anche per far partecipare la popolazione della stessa cittadina, ma, forse a causa del maltempo, dall’esterno sono arrivate solo pochissime persone.
Il dopo spettacolo è l’ impatto fisico con loro, che usano i nostri attrezzi (anche se caoticamente, rispettandoli), ci abbracciano, tentano in ogni modo di comunicare, provando alcune parole in italiano, stare con noi, mostrarci le loro acrobazie con orgoglio sui materassini. Sono bimbi molto affettuosi (più con noi che non tra loro, dove vige un po’ la legge della giungla) energici, intelligenti, molti di loro sanno eseguire piccole acrobazie, imparate da soli, alcuni per la comicità innata potrebbero essere ottimi clown. Stiamo con loro in questa viva baraonda fino alle 10 di sera. Siamo colpiti dalla situazione di disagio unita a questa carica vitale, un po’imbarazzati a sentirci chiamare a volte “papà” e “mamma”. Alloggiamo per la notte all’ orfanotrofio, ci hanno lasciato tutto un piano di stanze dei ragazzi… piene di pupazzetti di ogni sorta e di poster di idoli pop.
14/3
Partiamo per Belgrado, fuori c’è la neve alta, a 5 km dalla partenza il motore del furgone comincia a morire e a noi ci si rizzano i capelli in testa. Si sente odore di frizione o di freni. Vicino c’ è un orologiaio, da cui chiamiamo il carro attrezzi, grazie all’ intermediazione di Santosh in inglese.
E’ passata circa mezz’ ora prima che arrivasse, appena arriva si ferma a prendere il pane. Carica il Ducato sul carro. Il meccanico ci dice “Nema problema” e noi siamo piuttosto preoccupati perché, come dice Pierpaolo i meccanici sembrano”il gatto e la volpe”. Stiamo ad un ristorante vicino
all’ officina, attendendo. Non potremo essere a Belgrado all’ orfanotrofio Jova Jovanovich Zmaj per poter rappresentare lo spettacolo al pomeriggio. Contattiamo Dusan del campo profughi di Zemun, che, super pronto di riflessi, ci raggiunge appena riesce con un suo mezzo. Dusan è molto vitale, ultraorganizzato, tenta di essere rassicurante, dicendoci “nema problema” e scherzando in continuazione. Parla un inglese sciolto, e con Santosh riesce a capirsi bene. .Alla sera il furgone è pronto, è stata cambiata la frizione, partiamo stremati assieme a Dusan, che sale con noi, (Santosh con l’autista di Dusan ) e arriviamo al campo profughi. Dusan insiste: è tutto preparato, pensiamo a tutto noi, questo è solo l’ inizio…e ci fa servire il caffè e il the. Abbiamo una stanza comune, che normalmente è il posto di ritrovo dei teen agers del campo profughi , ricoperta di poster con idoli femminili in abiti succinti. La notte è una sinfonia di russate profonde.
15/3
Stamattina andiamo all’ ultimo piano del caseggiato, in una soffitta rivestita di legno, per fare i laboratori con i bimbi del campo profughi. I laboratori si svolgono tutti e tre in contemporanea, per dar modo ai bambini di scegliere a quale partecipare. C’ è una grande vivacità e voglia di imparare, bolle e giocoleria hanno la maggior parte dei bimbi, che sono abbastanza grandi. Ai burattini abbiamo due bimbe molto appassionate, bimbi piccoli che vanno e vengono, un po’ irrequieti.
Dusan ci parla della situazione problematica della gente di Zemun. Riferisce : “E’ il paese a più alta percentuale di profughi, un 90 per cento”. Nel 2001 un’organizzazione danese fece nascere il centro profughi di Zemun. 135 persone al momento sono ospiti di questa struttura, provengono dal Kosovo, (Preizen, Sovarika).Per queste persone non è stata trovata alcuna alternativa. E’ più facile aiutare profughi della Bosnia e Croazia, perché arrivano da un altro paese; per quelli che arrivano dal Kosovo che fa parte della Serbia stessa, ci sono molti problemi. Per questioni politiche è impossibile costruire case, trovare lavoro a questi profughi. La Croazia e la Bosnia e le loro municipalità possono aiutare croati e bosniaci che abitavano in Serbia. I Serbi in Kosovo non vogliono tornare perché la maggior parte della popolazione è albanese e non li vuole. Nel campo non ci sono spazi sufficienti per una vita degna.Tutti lavorano in nero, alcuni riescono a comprare una casa. Il centro dà assistenza fino a che la famiglia non ha costruito la casa. Nel centro stanno 28 famiglie, 5/6 stanno cominciando a costruirsi una casa. Nel centro stanno 30 camere per le famiglie, 6 singole, in tutto 135 persone. Qui hanno vitto, alloggio, cure mediche pagate dal governo. Solo in Zemun vi sono 3500 rifugiati dal Kosovo ed è l’unico centro collettivo. Tutti gli altri vivono da parenti, o devono pagare affitto. Altri 50.000 rifugiati solo in Zemun vengono dalla Bosnia e dalla Croazia. Queste statistiche sono state eseguite da un’ agenzia non governativa .
Il furgone nel pomeriggio si è infossato nella neve, occorre mettere assi di legno e spingere.
Alle 17 abbiamo uno spettacolo nello spazio di un ristorante, sembra che sia l’unico spazio capace di tenere tutta la gente che verrà., siamo i primi a fare spettacolo in questo luogo, dice Dusan, e la gente che arriverà vedrà per la prima volta uno spettacolo rivolto a loro. Ci mostra 2 bellissime locandine colorate preparate per l’occasione. .Il nostro pubblico comprende soprattutto profughi e figli di profughi, sembra gente semplice,quasi timorosa, desiderosa di divertirsi e partecipare. Lo spettacolo pare avere un forte impatto, lo spettacolo di giocoleria è la botta di carica finale, che vede la gente partecipare all’ unisono. I momenti di maggior ilarità e partecipazione si notano quando vengono chiamati bimbi dal pubblico come volontari, messi in mezzo nelle bolle giganti.
La cena è alle 19, al ristorante stesso, siamo ancora tutti pieni del pranzo finito alle 15 , ma non possiamo rifiutare. A tavola con noi c’ è gente desiderosa di esprimersi, di raccontare la sua storia.
All’uscita troviamo che il furgone perde olio da qualche parte. Lo portiamo in una officina che ce lo ritorna dopo una breve riparazione.
16/3
Al mattino Dusan ci porta a far visita al parco innevato di Belgrado, passando attraverso un percorso di scale e scalette. Guardiamo tutta la città bianca dall’alto. Il parco è vasto, ha un che di misterioso, vediamo una vecchia torre arabeggiante con i vetri rotti e graffitata, una camera mortuaria e un sacco di carri armati e materiale bellico della guerra mondiale esposti all’ aperto e innevati, con cani randagi che gironzolano qua e là, alcuni si rotolano nella neve. Alle 15 dobbiamo recuperare lo spettacolo all’orfanotrofio Jovan Jovanovich Zmaj. A pochi metri dall’arrivo il furgone si ferma di nuovo . Facciamo in modo che un’officina ce lo venga a prendere Intanto. i bambini ci ricevono con un grande cane (femmina) grigio col pancione, parliamo col direttore e cominciamo a prepararci nella sala teatrale. E’ presente anche la compagnia teatrale che su incarico dell’Associazione Un bambino come amico, ha il compito di formare i ragazzi. Purtroppo è presente solo una parte dei ragazzi, circa 70 persone su 200, perché in questo orario tanti ragazzi hanno la scuola. Lo spettacolo anche questa volta ottiene un bell’impatto, anche se oggi Santosh è abbastanza stanco e perde qualche colpo rispetto al solito, ma guadagnandosi sempre la simpatia del pubblico. Ci accorgiamo che anche il pubblico adulto apprezza, sentendone alcune sonore risate. Subito dopo ci tocca spostarci verso Zemun, alle 17 abbiamo un secondo spettacolo in un secondo ristorante, per i profughi. Ci dispiace scappare così in fretta dall’orfanotrofio senza aver la possibilità di parlare e di conoscere questa gente. Al secondo spettacolo della giornata, al ristorante di Zemun, che come l’altro è stato aperto per poter rappresentare lo spettacolo, è stata una situazione dalla partecipazione calorosissima, come se fosse l’ espressione di una grande esigenza particolare. Dusan ci dice che anche questa è la prima volta che viene fatto uno spettacolo per queste gente ..A tavola parliamo con una signora serba che proveniva dalla Croazia che conosce l’italiano. La signora ci riferisce che il 90 per cento dei presenti sono profughi di origine serba che stavano in Croazia e tentano di costruirsi una famiglia in Serbia, perché i Croati li hanno cacciati durante la guerra. Ci dicono anche che probabilmente tutti loro sono schedati come criminali di guerra in Croazia e non possono assolutamente tornare. Un uomo simpatico, grosso e coi baffi, presente a tavola, ci dice, in italiano : “il mio cuore è in Croazia, ma non posso tornare, hanno saccheggiato i miei 2 appartamenti e volevano uccidermi. “
17/3
Questa mattina abbiamo svolto di nuovo i laboratori al centro profughi di Zemun, per circa 20 bimbi. Alcuni hanno cambiato il laboratorio, alcuni hanno ripetuto facendo cose nuove. Il laboratorio di giocoleria ha avuto qualche penalizzazione perché il soffitto è molto basso, e non si è potuto insegnare al meglio la tecnica psicomotoria, che migliora l’ entusiasmo e l’ apprendimento. Al termine Santosh ha regalato 6 palline al ragazzo migliore del corso, perché si alleni e insegni agli altri.. Al laboratorio sono arrivate mamme coi bambini piccoli, tra cui un bimbo disabile, che osservavano sorridendo e scherzando con noi e il proprio bimbo.
Si sono posizionate soprattutto al tavolo dei burattini. E’ stato un momento ludico d’insieme. Abbiamo pranzato al centro profughi
Poi, ancora senza furgone (sembra che non arrivi il pezzo di ricambio dall’Italia) siamo riusciti a spostarci lo stesso e raggiungere nel pomeriggio l’ istituto sordomuti di Zemun, noi a piedi, il nostro materiale in macchina. E’ una struttura spaziosa che non manca di particolari fantasiosi, una famiglia di pupazzi in gommapiuma all’entrata, scarpe che fungono da vasi di fiori, l’ atmosfera è intima e dilatata, richiama qualcosa di spirituale. Siamo stati ben accolti dal direttore, con cui abbiamo condiviso, caffè, grappa e coca cola. Ci appostiamo nella grande palestra, mentre allestiamo, alcuni ragazzini sordomuti curiosano e ci salutano. Lo spettacolo è rivolto, oltre che ai 20 ragazzi sordomuti dell’ istituto, anche ad un pubblico di 50 bambini circa, di età 6/12,provenienti dalla scuola vicina, con le insegnanti. Durante lo spettacolo c’ è un crescendo di partecipazione. Nella a fila in fondo ci sono i ragazzini sordomuti, età 12/16. All’inizio sono seri, hanno solo alcuni momenti in cui sorridono, fino a coinvolgersi sempre più, anche grazie al momento in cui Salvador fa partecipare una ragazzina sordomuta nelle sue bolle, facendola abbracciare ad un bambino. Più o meno da questo momento in avanti il “ghiaccio” si scioglie. Santosh , durante lo spettacolo di giocoleria, coinvolge i bambini sordomuti più volte, che apprezzano visibilmente di essere al centro dell’ attenzione.
18/3
Il furgone non è ancora pronto e allora decidiamo di partire per Pancevo in treno. Il nostro materiale verrà trasportato invece, in auto.
Arriviamo, accolti dalle ragazze volontarie del centro assistenza disabili Velikimali con stuzzichini e yogurt. Pierpaolo con una carovana di Payasoso sion fronteras aveva già conosciuto questa associazione nel 2001.
Siamo tutti contenti di vedere finalmente una maggioranza di presenza femminile. E’ un’ accoglienza gentile e fresca, le ragazze si occupano di acquistare l’ acqua demineralizzata di cui ha bisogno Salvador per le bolle.
Il laboratorio dedicato ai volontari dell’associazione comincia alle 15 al giardino d’ infanzia del centro, giocoleria, burattini, bolle. C’è una grande partecipazione e interesse, appassiona in particolare il laboratorio di giocoleria che si decide di continuarlo anche il giorno dopo. Queste ragazze danno una bella soddisfazione! In questa situazione Santosh chiede collaborazione a Salva per attuare qualche gioco di socializzazione unito alla giocoleria per scaldare l’ atmosfera, se non altro ottengono l’ effetto di renderci tutti un po’ più buffi, quindi simpatici.
19/3
Alle 12 si ritorna al laboratorio di Santosh, che vede alcuni allievi in netto miglioramento. Un paio si erano già cimentati in precedenza, e chiedono di provare addirittura 5 palline.
Alle 17.30 ci prepariamo al teatro di Pancevo per lo spettacolo, poco prima di iniziare sembra che ci sia poca gente e allora andiamo a fare una parata in piazza per richiamare altra gente che non è a conoscenza dell’ evento. Quando ritorniamo al teatro la sala è già piena. Con quelli che ci hanno seguito dalla piazza abbiamo un pienone.
Ci sono circa 300 persone, le ragazze dell’associazione accompagnano alcuni bimbi disabili, sono presenti anche ragazzi disabili di un’altra città venuti apposta per lo spettacolo e riceviamo un calore e una partecipazione così esaltante, tanto che a fine spettacolo il pubblico invade tutto il palco.
”Questa è la giusta conclusione della Carovana ”, dice Pierpaolo, e Vania, vedendoci stupiti ci chiarisce che il pubblico non è abituato a vedere spettacoli di questo genere, vede di solito spettacoli più tradizionali, e alla fine non reagisce così.
I nostri impegni sono finiti.
Alla sera si cena su un barcone sul fiume, con la musica dal vivo e conosciamo altre persone . E’ il momento per Santosh e Sara di chiedere informazioni a Vania sul centro Velikimali. Vania spiega: il centro si occupa di lavorare con bambini disabili, tenta di metterli in condizione di migliorare per poterli inserire nel tessuto sociale e renderli più autonomi, ai fini del raggiungimento della felicità personale. Parecchi down in Serbia sono molto isolati, il principale obbiettivo è di fargli incontrare altre persone, disabili e soprattutto non disabili, perché possano avere amici e inserirsi. Le istituzioni serbe non hanno nel loro programma l’idea di integrare i bambini down nelle scuole materne, elementari, superiori e momenti di vita sociale. Le volontarie cercano di creare questa possibilità, dove le istituzioni sono assenti. Nell’ associazione esistono diversi programmi,il secondo obbiettivo, ad esempio, è quello di formare volontarie che possano operare con i disabili, conoscere questa realtà e affrontarla. Il terzo è la collaborazione con altre associazioni che hanno in comune la lotta contro la discriminazione, nel rispetto dei diritti umani. Velikimali collabora con 7 organizzazioni, lo si può vedere nel sito: www.velikimali.org.
L’operato del centro si basa molto sul volontariato,in parte arrivano fondi dall’ ambasciata australiana e commissione europea, un’ altra parte dalla municipalità di Pancevo.
10 persone hanno un reddito lavorando per l’ associazione, non è un lavoro in regola, non hanno benefici dell’assicurazione per la salute e contributi pensione. Vania ci parla anche del periodo della guerra.
Il più grande dei problemi durante il conflitto è stato il bombardamento simultaneo di 3 fabbriche chimiche per 25 giorni: 2 petrolchimiche, 1 raffineria di gasolio. A distanza di anni, non puoi fare il bagno nel fiume che rischi di intossicarti gravemente. Per i bambini, anche quelli che nascono adesso, il pericolo è quello di avere problemi di asma e altre malattie , anche il cancro. E’ d’uso comune dire “Pancevo” per indicare il cancro. Nella zona di Pancevo c’è una percentuale di nascite di bambini deformi superiore alle altre zone della Serbia. Ogni luglio e agosto le condizioni sono critiche, entrano in ospedale malati di cancro, la maggior parte nel giro di poco tempo muore. Possono essere bambini, giovani o adulti. Vania ci cice che un altro grande problema è che in 10 anni hanno abbandonato la Serbia ben 700.000 giovani.
20/3
Si ritorna a Zemun con la nostra roba sul furgone dell’associazione Velikimali.
Andiamo dal meccanico per controllare la situazione del nostro furgone, notiamo che ha il motore smontato fuori. Non sono ancora arrivati i pezzi di ricambio. Ci dicono che dobbiamo aspettare quattro giorni .Salvador e Santosh,, che hanno impegni di lavoro in Italia , decidono di tornare in treno. Rimarranno Pier, Alberto, Sara, che è l’ unica a sapere un po’ l’ inglese.
Domani mattina Salvador e Santosh avranno il treno a Belgrado alle 6.10 per arrivare a Venezia alle 20.30.
21/3
Stamattina passiamo in officina, tentiamo in ogni modo di farci capire . C’è solo un meccanico che parla inglese, ci dice di tornare alle 17 per spiegarci quali sono i problemi del furgone.
C’ è un bel sole, quasi quasi approfittiamo per farci una vacanza, ci diciamo. Mentre camminiamo per un mercatino delle pulci a Belgrado, alle 13 ci telefona trafelato Dusan : i lavori sono finiti, dice, è tutto a posto, “nema problema”, bisogna andare immediatamente a ritirare il furgone.
Così ripartiamo alla volta di Udine dove arriveremo verso l’una di notte.
22/3
Al mattino Pierpaolo e Sara partono alla volta di Padova per portare il furgone a Salvador che sempre assieme a Sara lo riporterà a Guastalla.
Sara resta a Modena e Salvador torna in treno a casa.
La carovana è terminata, è stata abbastanza faticosa per via dei problemi del furgone e del maltempo, ma dentro di noi c’è la soddisfazione di aver realizzato bene tutto quello che si doveva fare e di aver incontrato persone che ci hanno accolto tutte con grande slancio e amicizia .
Le foto della documentazione sono di Alberto Di Giusto